Italia, Germania, Spagna, … – Le preghiere delle Comunità di Sant’Egidio in memoria di chi è morto cercando una vita migliore

Lo scorso 8 luglio papa Francesco ha compiuto la sua prima visita pastorale fuori Roma nell’isola di Lampedusa, piccolo scoglio fra Africa ed Europa, approdo per decine di migliaia di uomini, donne, bambini in fuga dalle guerre, dalla persecuzione, dalla miseria, tappa di mezzo di un viaggio che per troppi (almeno 20000 in 25 anni) si è interrotto nel Mediterraneo. 
Il papa “ha sentito che doveva andare lì, a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le coscienze di tanti, perché ciò che è accaduto non si ripeta”. 
Nella stessa prospettiva in tante comunità di Sant’Egidio, in Italia – a Roma, ma poi a Catania, Genova, Napoli, Padova, Palermo, Terni, Torino, Treviso, per non citare che le ultime in ordine di tempo – e in Europa – Monaco di Baviera e Madrid, per fare due esempi -, si è fatto memoria di quanti hanno perso la vita nei viaggi della speranza verso il Nord del mondo. Di tanti “fratelli e sorelle, che”, come ha detto papa Bergoglio, “cercavano di uscire da situazioni difficili per trovare un po’ di serenità e di pace; cercavano un posto migliore per sé e per le loro famiglie, ma hanno trovato la morte”. 
Come ha ricordato il card. Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, presiedendo il 20 giugno, nella basilica di Santa Maria in Trastevere in Roma, una delle cerimonie organizzate da Sant’Egidio, “l’accoglienza dello straniero è un comandamento divino”. 
Di fronte alla “globalizzazione dell’indifferenza” denunciata dal papa si impone per ogni credente un comandamento di compartecipazione, un atteggiamento ispirato a quella che Marco Impagliazzo, presidente della Comunità, ha chiamato la “globalizzazione della solidarietà”
Una solidarietà che si fa memoria commossa, ma anche assistenza concreta e sostegno all’integrazione, come testimonia il servizio agli stranieri e ai rifugiati organizzato da tante comunità di Sant’Egidio. Non solo in Europa, bensì pure in altri continenti, e nella stessa Africa, con la vicinanza ai migranti che da Etiopia e Somalia si muovono verso il Sudafrica. 
Guardando ai grandi e a volte tragici fenomeni migratori del nostro tempo ogni comunità di Sant’Egidio nel mondo vuole rifiutare l’“anestesia del cuore” di cui ha detto papa Francesco e dire con lui: “Ci riguarda, ci interessa, è affare nostro!”.

 

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