L’Accordo di pace firmato nelle Filippine per Mindanao dice che è possibile vivere insieme

ilpresidente Noynoy Aquino con il presidente Impagliazzo e la delegazione di Sant'EgidioIeri l’annuncio ufficiale del presidente Benigno III Aquino. Il più grande paese cattolico dell’Asia offre un segnale per dire che è possibile vivere insieme tra etnie e religioni diverse.

Dopo oltre 40 anni di guerriglia, è stato raggiunto un accordo preliminare di pace fra il governo delle Filippine e il MILF, il maggior rappresentante della presenza musulmana del Paese. Il 15 ottobre prossimo sarà firmata a Manila una roadmap per stabilire un’amministrazione autonoma nell’isola di Mindanao, seconda isola dell’arcipelago, regione musulmana di un paese a maggioranza cattolica. L’accordo segue una lunga stagione di negoziati tra governo e ribelli del MILF- Moro Islamic Liberation Front della Malesia e un primo accordo, purtroppo fallito, raggiunto 20 anni fa. Nel lungo conflitto sono morte 100 mila persone e 2 milioni i profughi. 

La Comunità di Sant’Egidio, nell’ultimo anno, ha contribuito alla facilitazione dei contatti tra entrambe le parti, anche grazie ai numerosi rapporti che la Comunità ha nell’area del Sudest asiatico, in particolare con le grandi organizzazioni musulmane indonesiane. E’ noto che Sant’Egidio, nello scorso mese di aprile, ha firmato una accordo di collaborazione con la Muhammaddiyah, seconda maggior associazione musulmana indonesiana e ufficialmente membro del gruppo di contatto dei negoziati per la pace a Mindanado svoltisi in Malaysia. 

All’interno di questa collaborazione, i leaders del MILF, insieme al presidente della muhammaddiyah,  si sono recati a Roma presso la Comunità di Sant’Egidio, circa un anno fa, mentre una delegazione della Comunità, guidata dal presidente Marco Impagliazzo, lo scorso aprile a Manila ha incontrato Benigno III Noynoy-Aquino e i suoi più stretti collaboratori, tra cui il ministro per la pace, Teresita Deles.
Quello che ci si aspetta dalla Comunità, da entrambe le parti, è un sostegno all’implementazione del trattato di pace, con un’azione a livello della società civile.

Una guerra poco conosciuta quella di Mindanao, e forse dimenticata dall’Europa. La vicenda riapparve nelle cronache italiane nel 2007 con il rapimento di padre Giancarlo Bossi, missionario del Pime, per 40 giorni prigioniero dei guerriglieri nella foresta dell’isola. Una vita spesa nelle Filippine quella del “gigante buono” di Abbiategrasso (il suo metro e 90 svettava sulle piccole stature locali), vissuto per oltre 30 anni tra i villaggi di Mindanao resi ancora più poveri dalla lunga guerra con Manila. “Sono stato sequestrato fisicamente, ma sono troppi coloro che sono sotto sequestro della povertà" aveva detto dopo il rapimento. Gravemente malato, padre Bossi è morto in Italia il mese scorso. Gioirà “dall’alto” anche lui per per la sua amata Mindanao.

 

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