24 marzo 1980 – 24 marzo 2014: la memoria di mons. Romero, il lavoro per strappare le giovani generazioni alla scuola della violenza

Durante la sua recente visita in America Centrale Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, ha fatto sosta a San Salvador.
E’ stata, questa, l’occasione di alcuni incontri con le realtà di Sant’Egidio attive nel piccolo paese centroamericano, impegnate in un paziente e coraggioso lavoro di educazione alla pace che allenti la presa che le maras e la violenza diffusa in generale hanno sulle giovani generazioni. Come a Chanmico, dove anni di amicizia fedele e tenace hanno permesso ad una generazione di bambini di non crescere alla scuola della violenza.
Ma è stata anche l’occasione di un omaggio alla tomba di mons. Oscar Arnulfo Romero, l’arcivescovo martire che ha dato la sua vita per testimoniare, in un tempo di violenza differente, ideologica allora, polarizzata tra guerriglia e repressione, il suo amore per il Vangelo e per i poveri.
Di Romero si celebra proprio oggi il 34° anniversario dalla morte. Ucciso il 24 marzo 1980 mentre celebrava messa nella cappellina dell’ospedale nel cui compound viveva, la sua memoria è divenuta fonte di ispirazione e di esempio. Non è un caso che proprio il 24 marzo si celebri la Giornata Mondiale dei Missionari martiri. E la tomba del vescovo a San Salvador, che lo rappresenta disteso, circondato da 4 figure che recano nelle loro mani il Vangelo, è meta di pellegrinaggi per molti salvadoregni.
La sua memoria è viva anche a Roma. Il messale da cui leggeva la sera in cui fu ucciso è custodito in una delle cappelle laterali della basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina, la chiesa romana che, per volontà di Giovanni Paolo II, è divenuta memoriale dei “nuovi martiri” – è la definizione adoperata durante il Giubileo – del XX e del XXI secolo: “L'esperienza dei martiri e dei testimoni della fede non è caratteristica soltanto della Chiesa degli inizi”, così il papa alla grande commemorazione del 7 maggio 2000, al Colosseo, “ma connota ogni epoca della sua storia. […] La loro memoria non deve andare perduta. […] Resti viva, nel secolo e nel millennio appena avviati […]. Anzi, cresca! Sia trasmessa di generazione in generazione, perché da essa germini un profondo rinnovamento cristiano!”.

 

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