Malawi – Dopo le alluvioni che hanno devastato il sud del paese, Sant’Egidio si mobilita per aiutare

Si aggrava il bilancio delle alluvioni che hanno recentemente sconvolto il sud del Malawi. 
Nella maggior parte dei distretti attraversati dal fiume Shire le acque hanno ricoperto vastissime estensioni di terra, spazzando via le povere case di circa 200.000 persone, nonché ponti, scuole e centri di salute. Nelle zone alluvionate, inoltre, è estremamente difficile pensare a una ripresa immediata delle coltivazioni e dell’allevamento e sul paese incombe lo spettro della carestia. Il settore agricolo, non va dimenticatoo, è il settore trainante dell’economia, fornendo il 30% dell’intero prodotto interno lordo e dando sostentamento all’85% della popolazione. Al rischio fame si aggiunge poi il pericolo malattie, data la presenza nelle aree allagate di molte carcasse di animali ed il conseguente avvelenamento delle fonti idriche.
Il governo del Malawi ha rivolto alla comunità internazionale – i donatori avevano congelato le proprie contribuzioni a causa dei gravi fatti di corruzione che si erano verificati nel paese nei mesi passati – un appello a raccogliere fondi per permettere la ricostruzione e programmare la ripresa. Il Papa stesso ha rilanciato tale appello.
Anche la Comunità di Sant’Egidio ha inteso guardare al bisogno del Malawi e ha aperto una sottoscrizione. Chi oggi ha perso la casa ha bisogno di ritrovare un tetto; chi non può contare sul proprio raccolto ha bisogno nel prossimo futuro di semi e di fertilizzanti. E poi c’è da far fronte alla estrema necessità di cibo, alla scarsità di medicine e di prodotti per la salvaguardia dell’igiene pubblica.
Sul sito della Comunità, www.santegidio.org, la lettera del neoparroco di San Vincenzo de’ Paoli a Blantyre, don Ernest Kafunsa, della Fraternità Sacerdotale di Sant’Egidio, ha raccontato della drammatica situazione del paese e ha espresso gratitudine per la mobilitazione della Comunità: “Ho visitato pochi giorni fa diversi villaggi nel sud del Malawi, la parte più colpita dall’alluvione. Tante persone vivono in campi di raccolta, sembrano profughi nella propria terra: per salvarsi dalle acque la gente aveva cercato riparo sulle cime delle colline e degli alberi”. Ma la situazione è grave anche in città: “Blantyre, la città principale, è senza luce e senz’acqua: da una settimana si è costretti a raccogliere l’acqua piovana per bere, da un momento all’altro può scoppiare un’epidemia di colera”. 

 

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