L’Avana, Cuba – La pace è un’arte che si impara insieme, giovani e anziani

In questi giorni in cui si annuncia il prossimo viaggio di papa Francesco a Cuba, mentre il disgelo in corso tra la repubblica caraibica e gli Stati Uniti è una delle poche buone notizie sullo scenario internazionale, la Comunità di Sant’Egidio dell’isola è impegnata nel radicare la sua presenza, nel rafforzare la propria amicizia coi poveri, nella sfida di parlare alle nuove generazioni, comunicando a tutti “l’arte di costruire la pace”. 
E’ questo il nome di una campagna di solidarietà che i Jovenes por la Paz (Giovani per la Pace), il movimento giovanile di Sant'Egidio, sta portando avanti in diverse città cubane e in particolare nella capitale, L’Avana.
Laddove Sant’Egidio è presente tra i giovani, un po’ in tutto il mondo, un tema centrale è quello della solidarietà tra le generazioni, dell’amicizia tra i giovani e gli anziani. I giovani delle scuole secondarie scelgono di porre al centro l’attenzione nei confronti dei più anziani come un’occasione preziosa per far camminare insieme il passato, il presente, il futuro; come un impegno a far sì che nessuno sia messo ai margini della vita sociale; come un richiamo a una gioia, a una sensibilità, a una speranza, che sia di un popolo, e di un popolo intero. L’arte di gioire e di sperare, l’arte di costruire la pace, si imparano insieme, rifiutando la cultura dello scarto e ponendo le basi di una cultura dell’inclusione. Perché ognuno si arricchisce nell’incontro con l’Altro.
Ecco allora che all’Avana si sono succeduti per diversi giorni incontri, rappresentazioni, momenti di festa, laboratori di disegno, fotografia, canto, ballo, teatro. L’opportunità per tanti di esprimere il proprio talento, mettendolo a frutto a vantaggio degli altri, e in specie dei più poveri. 
Il tutto è culminato in un grande evento conclusivo a Plaza de Belén, nel cuore dell’Avana “vecchia”. Le giovani generazioni, riunite sullo sfondo della città coloniale, saldavano il passato al futuro e indicavano una via possibile di solidarietà intergenerazionale, di azione civile e culturale.

 

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Bukavu, Repubblica Democratica del Congo – I Giovani per la Pace e l’abbraccio agli anziani “stregoni”

A Bukavu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, il movimento dei Jeunes pour la Paix (Giovani per la Pace), espressione delle comunità di Sant’Egidio nelle scuole superiori del paese, lavora per quell’abbraccio tra le generazioni per cui prega papa Francesco: “Come vorrei una Chiesa che sfida la cultura dello scarto con la gioia traboccante di un nuovo abbraccio tra i giovani e gli anziani! E questo è quello che oggi chiedo al Signore, questo abbraccio!”. 
Si è recentemente concluso in città un ciclo di incontri, conferenze, feste, preghiere e manifestazioni, tutti animati da un’idea: quella di cambiare lo sguardo della società sugli anziani proprio a partire dai più giovani, contro ogni pregiudizio, contro ogni forma di violenza, per una solidarietà intergenerazionale, per una convivenza più umana e pacifica. 
Troppe volte infatti, nel Congo, ma anche in tanti altri contesti subsahariani, gli anziani sono considerati “stregoni”, accusati di rubare la vita dei più piccoli per allungare la propria. I Giovani per la Pace sono convinti di poter mettere in moto una rivoluzione culturale, un processo di cambiamento destinato a portare a una vera e più solida rinascita del continente africano. La cui crescita non potrà mai essere solo economica, ma dovrà fondarsi sul recupero di quei valori umanistici e profondi che sono il cuore di ogni cultura.  

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Dal Malawi a tutta l’Africa: case alloggio per anziani, luoghi di speranza e solidarietà intergenerazionale

Lo scorso 12 dicembre, nel quadro della visita compiuta da Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, alle belle, vivaci realtà del Malawi, è stata inaugurata a Blantyre la prima delle diverse case alloggio per anziani la cui costruzione è prevista in Africa nei prossimi mesi.
La casa alloggio di Blantyre ospiterà per ora tre donne sole, molto avanti negli anni, offrendo loro non solo la certezza di un riparo, bensì pure il calore di una nuova famiglia, quella della Comunità del Malawi. 
L’inaugurazione della casa è avvenuta alla presenza del Ministro per le disabilità e per gli anziani, il quale ha sottolineato nel suo intervento l’importanza del servizio agli anziani che Sant’Egidio svolge nel paese. La sua presenza ha significato l’impegno del governo ad appoggiare la scommessa culturale che la Comunità vuole vivere in Malawi e in tutta l’Africa.
Sant’Egidio si augura che l’intero continente possa essere percorso da un moto di simpatia e di vicinanza al mondo degli anziani. Non sempre, ormai, nemmeno in Africa, la vecchiaia si associa al rispetto. A volte una lunga vita è vista come il frutto di un furto operato ai danni degli altri, in particolare dei più giovani, e ricorrono allora le terribili accuse di stregoneria, si rischiano o si verificano casi di linciaggio. Ma anche senza giungere a tali eccessi gli anziani – e in specie gli anziani soli – vivono senza tutele e con poche prospettive la veloce evoluzione dei contesti africani.
Occorre costruire ponti tra le generazioni, occorre guardare al futuro con uno sguardo ravvicinato. E’ questo lo sforzo che stanno vivendo le comunità africane di Sant’Egidio. Cresce la coscienza che quello degli anziani è un grande problema sociale e umano a cui dare una risposta, si comprende l’importanza di una più larga rete di supporto e di sensibilizzazione
Ecco perché la casa alloggio di Blantyre è solo la prima, il primo di una serie di spazi aperti alla speranza e alla solidarietà intergenerazionale. Già altre case alloggio, ancora in Malawi, e poi in Mozambico, in Benin, in Burkina Faso, in Costa d’Avorio, nella Repubblica Democratica del Congo, sono in fase di progettazione.

 

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Un ponte fra le generazioni in Malawi. Adolescenti e giovani gridano: “Viva gli anziani!”

Le comunità di Sant’Egidio del Malawi sono da tempo impegnate in un accompagnamento partecipe e fiducioso delle giovani generazioni
E’ quanto accade settimanalmente nei centri nutrizionali o nelle Scuole della Pace, ambienti che gratuitamente sostengono i bambini di quartieri poveri, villaggi ed istituti, si preoccupano che crescano bene e che procedano con successo nel loro cammino scolastico. E’ quanto avviene pure con gli adolescenti, raccolti nel movimento ‘Youth for Peace’
Il Malawi, questo paese così giovane – metà della popolazione ha meno di 18 anni -, guarda al futuro anche grazie a Sant’Egidio. Cresce anche condividendo le visioni di pace e di solidarietà che scaturiscono dal lavoro di Sant’Egidio. 
E’ in tale prospettiva che si colloca Youth for Peace. Giovani e giovanissimi che intendono fare tessuto nel loro paese, dare un proprio contributo alla crescita umana, culturale, solidale del Malawi. Ad esempio raccordando tra loro le diverse generazioni, costruendo un ponte tra lo sguardo e il passo di un minore e la memoria e la saggezza di un anziano. Nel settembre scorso 1500 adolescenti di ‘Youth for Peace’ si sono riuniti a Lilongwe e a Blantyre per gridare “Viva gli anziani!”.
Gli anziani sono spesso i più poveri del corpo sociale malawiano. Non esiste, infatti, un sistema pensionistico che tuteli anche chi ha lavorato nei campi; chi non ha figli o parenti in grado di stargli accanto, si ritrova solo, senza risorse, talvolta circondato dalla diffidenza e dal disprezzo. Sì, perché, soprattutto nei contesti rurali, gli anziani rischiano di essere considerati degli stregoni: la loro lunga vita l’avrebbero rubata ai giovani, ai bambini che non ci sono più.
A Blantyre circa 1000 giovani si sono ritrovati nella Limbe Cathedral. A Lilongwe in 400 studenti hanno organizzato una riflessione comune. Discorsi, testimonianze, scambi di idee: i giovani per la pace crescono così alla scuola di parole umane e solidali, comprendono che non c’è alcun motivo di disprezzare gli anziani, perché questo sarà un giorno – fortunatamente – il destino di ciascuno. 

 

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Anche a Ngozi, in Burundi, l’estate dei giovani di Sant’Egidio con gli anziani

I più giovani della Comunità di Sant’Egidio di Ngozi, una cittadina del nord del Burundi, a pochi km dal confine col Rwanda, hanno iniziato nei mesi scorsi ad avvicinare gli anziani poveri che vivono mendicando attorno alla scuola. Gli altri membri della Comunità, adulti e universitari, li hanno sostenuti in questa amicizia. Un sabato dopo l’altro, con le visite, ma anche con delle feste insieme, si sono inoltrati nel mondo degli anziani, hanno potuto scoprire lo stato di necessità in cui vivono tanti di loro, i loro problemi, i loro bisogni. 
Primo fra tutti quello della casa. Non pochi sono gli anziani costretti a vivere per la strada, senza riparo né garanzie. Perché, allora, non impiegare i mesi estivi, liberi dagli impegni scolastici, per dare una casa agli anziani senza tetto? 
Tutta la Comunità si è data da fare: collette per acquistare legname e mattoni, una progettazione all’altezza, turni di lavoro: i primi due “cantieri” sono già avviati, e quasi conclusi. mentre altri sono in fase di allestimento. Nel frattempo si fa cultura: i liceali della Comunità hanno anche in programma di realizzare un’inchiesta sugli anziani che vivono sulle due colline vicine alla scuola, per censirne il numero e conoscerne meglio le condizioni di vita. 

 

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Un libro per i 40 anni del servizio di Sant’Egidio agli anziani

La Comunità di Sant’Egidio di Roma ricorda quest’anno l’inizio del proprio servizio agli anziani.  

Nel 1973, in una città molto diversa da quella attuale, le cui dinamiche demografiche non facevano certo pensare a un progressivo invecchiamento della popolazione, Sant’Egidio ha intuito quello che sarebbe stato uno degli scenari del futuro. Soprattutto ha colto il grande male del mondo degli anziani, l’isolamento, la solitudine, il rischio di essere quelle “vite di scarto” di cui parla Bauman, cui allude papa Francesco.

Il servizio è divenuto allora amicizia, accompagnamento, condivisione, familiarità. Le “case famiglia” gestite dalla Comunità in vari quartieri di Roma e in un sempre maggior numero di città del mondo sono una sintesi felice dell’approccio di Sant’Egidio alle fragilità della terza età.

40 anni dopo il suo avvio il servizio agli anziani è uno dei più diffusi tra le comunità di tutto il mondo, non solo nel Vecchio Continente, ma anche in quelli più “giovani”, l’Africa, l’America Latina, l’Asia. Ovunque Sant’Egidio è presente si fa vicino agli anziani, ne difende la vita, la accompagna, la sostiene.

L’esperienza di quattro decenni di vicinanza agli anziani è rifluita in un bel libro a più mani, “La forza degli anni. Lezioni di vecchiaia per giovani e famiglie”. Un insieme di contributi che riflettono sulla condizione anziana, suggeriscono percorsi concreti, si interrogano su un’età, la sua forza, le sue prospettive. 

Sì, l’età anziana è una forza. La vecchiaia, come ogni stagione della vita, ha la sua bellezza. Come scrive Andrea Riccardi nell’Introduzione al volume, essere anziani non è per forza di cose un naufragio, può essere un approdo. E il libro aiuta a scoprire come vivere tale approdo.

Anche oltre il mondo di Sant’Egidio. Esso è stato finora presentato in diverse città italiane, e in decine di quartieri di Roma. In municipi, parrocchie, “centri anziani”, case di riposo, biblioteche, un pubblico di ogni età ha potuto apprezzare una sapienza un po’ controcorrente, ma di cui si ha tutti bisogno, perché tutti – si spera – saranno anziani. E perché per tutti è una liberazione comprendere che “la vita non è solo produzione”, ma “qualcosa di più ricco, di più complesso”. E’ affetti e speranza, relazionalità e scambio. Tutti sono necessari, nessuno va scartato. Tutti hanno bisogno gli uni della forza degli altri.

 

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Bujumbura (Burundi) – Raccolte di farmaci e visite mediche: una rete di solidarietà per dare assistenza medica agli anziani

Dal 2009 la Comunità di Sant’Egidio di Bujumbura visita regolarmente una sessantina di anziani ricoverati presso la Maison Sainte-Elisabeth, l’unica casa di riposo del paese. Attraverso gesti semplici, quali la visita, la conversazione, le passeggiate in città, la condivisione dei momenti di festa – ad esempio col pranzo di Natale – quegli anziani hanno ritrovato gioia e speranza di vivere.

Ma l’istituto sconta gravi carenze in termini di assistenza sanitaria e di disponibilità farmaceutica.

Per questo motivo, dal 2011, la Comunità ha proposto a diversi medici di visitare gli anziani a titolo gratuito. Ne è nata una rete di solidarietà che garantisce agli ospiti dell’istituto un controllo settimanale. Restava da pensare alle medicine. Sant’Egidio si è rivolto ai farmacisti della città, ma ha anche lanciato attraverso i social network un’apposita campagna di sensibilizzazione. I risultati sono stati molto positivi, rivelando il desiderio di tanti di venire incontro al bisogno dei più sfortunati: i medicinali raccolti hanno permesso l’apertura di una piccola farmacia all’interno dell’istituto.

Gli anziani hanno accolto con gioia questi gesti di attenzione da parte dei loro amici più giovani. Uno di loro, Bernard ha ringraziato dicendo: “Già eravate i medici del cuore, ora siete anche quelli del corpo!”.

Ma il sogno che la Comunità coltiva è più grande. Tutti i servizi di Sant’Egidio sono del resto caratterizzati da una tensione insieme utopica e pragmatica. Pragmatica perché le differenti iniziative si misurano con le necessità immediate dei poveri e cercano di individuare soluzioni anche piccole e concrete. Ma pure utopica, perché ogni realizzazione nutre l’ambizione di contribuire allo sprigionarsi di più larghe energie di bene

Sono molti altri, infatti, gli anziani che attendono di essere curati! In Burundi i trattamenti medici fondamentali sono garantiti e gratuiti per le donne incinte e i bambini al di sotto dei cinque anni, ma non per la terza età. E, dato che la maggior parte degli anziani vive in condizioni di povertà estrema, è frequente che chi non può contare sull’aiuto di un figlio, debba rinunciare a una visita o a una medicina. Grave è poi il problema igienico. La maggior parte delle abitazioni in Burundi non ha l’acqua corrente e quando non si riesce ad assicurarsi l’acqua per proprio conto, e non si ha qualcuno che lo faccia per te, si risparmia fino all’ultima goccia. Ne risente l’igiene: spesso gli anziani sono affetti da parassitosi e malattie della pelle.

Per questo la Comunità intende portare avanti un’opera di sensibilizzazione tra la società civile di cui la raccolta dei farmaci è solo un primo passo. L’obiettivo è quello di suggerire e promuovere, con il concorso di altre associazioni, norme legislative specifiche a tutela degli anziani, in modo da non marginalizzare o penalizzare una fascia d’età che sarà numericamente sempre più consistente, anche in Africa.

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Le cadute in ambiente domestico sono un fattore di rischio per gli anziani: qualche consiglio lo dà Sant’Egidio

Molto interessante l’articolo pubblicato oggi su "Corriere salute" sulle cadute degli anziani in ambiente domestico. Circa il 30% delle persone, cioè una persona su tre, con oltre 65 anni di età che vive in casa  – dice l’articolo, che riprende una ricerca della Cochrane Collaboration –  subisce una caduta almeno una volta ogni anno. Questo avviene per diverse ragioni, per problemi di equilibrio, della vista o per disturbi come la demenza. A volte le cadute hanno conseguenze. Più gravi se l’anziano abita solo. Una su cinque richiede un intervento medico e una su 10 è causa di frattura. La prevenzione è possibile, ma non tutti i tipi di interventi adottati sembrano efficaci. 

Ma cosa si può fare?

Una proposta, semplice ma efficace, viene dalla Comunità di Sant’Egidio, autrice, tra l’altro, di una serie di "manuali" dal titolo "Come rimanere da anziani in casa propria". Questi preziosi libretti (pubblicati ogni anno a Napoli, Roma, Genova e presto in altre città) offrono molti consigli utili, indirizzi, istruzioni su come accedere a servizi che spesso sono ignorati dai più.

Riguardo alle cadute, segnaliamo in particolare queste due pagine >>>

Cosa posso fare per evitare di cadere

 Rispetto per l’autodeterminazione degli anziani

 

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Giornata Mondiale dei malati di Alzheimer: una storia per sperare

Virginia viveva da sola, in due stanze in affitto. Entrando in casa, ti accoglieva la penombra di una lampadina fioca ed un odore di chiuso, di latte scaldato, di polvere.

Ormai da tempo per Virginia tenere in ordine la casa, ed anche se stessa, era diventato un problema: le capitava di indossare una gonna sporca senza accorgersene, di fare fatica ad infilare le chiavi di casa nella serratura, a trovare gli oggetti che le servivano. Si sentiva sempre più debole e sola. Fino a quando ce l’avrebbe fatta? Per rassicurasi cercava di negare la realtà: la pentola che non trovava più gliela avevano rubata i vicini, il frigorifero rotto non era necessario cambiarlo, e poi tutte quelle medicine servivano davvero? Lei non era malata, era sempre stata una donna forte, sana. Lei in casa sua aveva tutto, semmai mancava qualcosa era colpa dei vicini, che le volevano male: è facile approfittarsi di una donna sola! Ma glielo avrebbe fatto vedere a tutti: lei non era sola!

Così Virginia cominciò a trattare una bambola che teneva sul letto, una grande bambola, come le facevano un tempo, con il viso di coccio e il vestito di raso, come fosse una sua figlia.  La accudiva come fosse una bambina piccola, la cullava, le parlava, le dava il latte con il biberon, quando usciva la portava con sé: “E’ troppo piccola, non posso lasciarla da sola!” Era molto attenta a come “gli altri” guardavano lei e la sua ‘bambina’ , la bambola era anche diventata il modo per non essere più una povera vecchia invisibile, un modo per incontrare lo sguardo degli altri, come è avvenuto con alcuni giovani della Comunità di Sant’Egidio, che l’hanno conosciuta mentre camminava per la strada con la sua bambola in braccio. “Come si chiama? Maria”. Così hanno cominciato a parlare con lei, ad andarla a trovare nella sua casa, ad aiutarla nelle necessità della vita quotidiana senza scomporsi troppo per la presenza di ‘Maria’.

Le visite a casa di Virginia si moltiplicarono. Giorno dopo giorno, era sempre più chiaro che Virginia non riusciva più a compiere le azioni – anche le più semplici – della vita quotidiana da sola: come prendere le medicine giuste, se non ricordo che ore sono, e se le hai già prese? e come prepararsi da mangiare, se le ricette più abituali, quelle che Virginia cucinava così bene, sono come cancellate dalla mente? E dove trovare i vestiti, le scarpe, che la malattia nascondeva ogni giorno in luoghi sempre diversi e incogniti? Eppure Virginia cercava di non mostrare le sue difficoltà agli amici della Comunità di Sant’Egidio che gli erano diventati cari: non ricordava bene i loro nomi, ma nei loro visi riconosceva quell’amore che aiuta a vivere ed era felice di trascorrere del tempo con loro.

Virginia venne invitata a una piccola vacanza ai castelli romani, insieme ad altri anziani trasteverini. Da poco erano ultimati i lavori della casa famiglia per anziani di via Fonteiana. Una casa, donata alla Comunità di Sant’Egidio dal signor Manlio Isabelli, pensata per accogliere anziani in difficoltà. Virginia arrivò nella casa di via Fonteiana in un bel pomeriggio di Settembre. Le piacque tutto: il giardino con due palme, la palazzina anni Trenta, l’ambiente luminoso, pulito e sereno.

Subito successe un cosa imprevedibile: “Maria” venne semplicemente lasciata su di una sedia e dimenticata. E per Virginia iniziò una vita nuova: la presenza continua e delicata di amici ed operatori addolcivano le sue difficoltà. Le continue dimenticanze non pesavano più, le sue incertezze non erano motivo di giudizio, di derisione. Il mondo non era più popolato di "nemici" che nascondevano le cose, ma di volti amici di cui non era sempre chiaro il nome, ma – seppure diversi – avevano tutti la stessa espressione piena di affetto.

Virginia ha vissuto nella casa della Comunità di Via Fonteiana a Roma gli ultimi anni della sua vita. La malattia non ha vinto la sua gioia di vivere, anche quando la debolezza si è fatta più evidente.

Dipendere dagli altri, sempre di più, in tutto, non è stata una condanna, ma una condizione in cui più forte si è mostrato l’affetto di chi la circondava e che le ha comunicato la certezza di un amore che non finisce. Virginia questo lo ha capito bene. Certo, l’Alzheimer non le permetteva di spiegarlo con un discorso, ma la sua serenità – e anche la lunghezza dei suoi anni – hanno parlato a tanti della forze terapeutica dell’amore. E questo ne ha fatto anche una maestra: maestra di quell’abbandonarsi fiducioso all’amore degli altri, che nel Vangelo è espresso dall’esortazione di Gesù a farsi piccoli. 

Nella Giornata Mondiale dedicata ai malati di Alzheimer, ci è caro ricordarla, con l’affetto di sempre.

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Gli “Amici della Comunità di Sant’Egidio” in vacanza con i poveri e gli anziani

Anche in Russia l’estate di solidarietà

Nell’ultima settimana di agosto, come ormai da tradizione, gli “Amici della Comunità di Sant’Egidio” di Mosca hanno organizzato una vacanza  alla quale hanno partecipato un gruppo di anziani due istituti geriatrici; alcuni amici senza fissa dimora; vari poveri che in passato vivevano per strada e che, grazie al sostegno degli amici di Sant’Egidio, hanno trovato alloggio in strutture di accoglienza; alcune famiglie che vivono in situazione di disagio economico e sociale; tanti amici conosciuti a Mosca in diverse occasioni; giovani lavoratori e universitari.

Per la maggior parte di loro la vacanza estiva è l’unico momento in cui possono andare fuori città e trascorrere il tempo circondati dall’amicizia e dall’affetto degli amici della Comunità. Alcuni anziani non erano mai usciti dall’istituto dall’estate scorsa, degli amici che vivono per strada non facevano una vacanza da molti anni.

La vacanza è stata caratterizzata da un clima di gioia e di familiarità, arricchito da momenti di festa e da diverse attività. Come ogni anno, infatti, sono stati allestiti 7 laboratori dove ognuno ha potuto mettere in evidenza le proprie potenzialità. Quest’anno le attività proposte sono state: laboratorio di musica, di cucito, di poesia, di cucina, di teatro, di scultura con l’argilla, di sport. Per tutti i partecipanti ha aperto anche un “salone di bellezza”, dove chi voleva ha potuto tagliarsi i capelli. Molti, soprattutto gli amici che vivono per strada, ne hanno approfittato.

Ogni estate la vacanza degli “amici della Comunità di Sant’Egidio” è anche l’occasione per far conoscere a tutti i partecipanti alcune novità sulla vita della Comunità del mondo e per non restare indifferenti alle sofferenze di chi è lontano. Poiché l’anno scorso il ricavato della vendita degli oggetti prodotti da uno dei laboratori era stato devoluto a sostegno del programma DREAM in Africa, quest’anno una mattinata è stata dedicata al racconto sulle novità del programma. Il laboratorio di cucito, inoltre, ha prodotto alcuni oggetti che gli amici di Sant’Egidio venderanno per continuare a sostenere la cura dei bambini africani. In questo modo continua la costruzione del ponte di solidarietà tra la Russia e l’Africa, che gli amici di Sant’Egidio stanno promuovendo da alcuni anni.

Quest’anno la vacanza estiva è stata impreziosita anche dalla visita di un ospite d’eccezione. Tamara Chikunova, fondatrice dell’associazione Madri contro la pena di morte e la tortura in Uzbekistan. Tamara ha raccontato della sua esperienza personale, del sua storia di amicizia e collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio nella battaglia per l’abolizione della pena di morte, ha incoraggiato tutti a non rassegnarsi di fronte alle difficoltà e di fare della propria sofferenza un motivo per aiutare gli altri. Molti poveri si sono commossi e le hanno rivolto parole di incoraggiamento e di stima.

I giorni trascorsi con gli amici poveri di Mosca hanno confermato la bellezza di un’amicizia gratuita che da tanti anni lega i poveri di diverse generazioni, dai più giovani ai più anziani, agli “amici della Comunità di Sant’Egidio”. Se la vacanza estiva è uno dei momenti più alti di questa amicizia, le visite regolari e l’affetto continueranno durante l’anno, in attesa della prossima estate, per una nuova vacanza piena di sorprese e di momenti di  gioia.

 

 

 

 

 

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