Dal Malawi a tutta l’Africa: case alloggio per anziani, luoghi di speranza e solidarietà intergenerazionale

Lo scorso 12 dicembre, nel quadro della visita compiuta da Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, alle belle, vivaci realtà del Malawi, è stata inaugurata a Blantyre la prima delle diverse case alloggio per anziani la cui costruzione è prevista in Africa nei prossimi mesi.
La casa alloggio di Blantyre ospiterà per ora tre donne sole, molto avanti negli anni, offrendo loro non solo la certezza di un riparo, bensì pure il calore di una nuova famiglia, quella della Comunità del Malawi. 
L’inaugurazione della casa è avvenuta alla presenza del Ministro per le disabilità e per gli anziani, il quale ha sottolineato nel suo intervento l’importanza del servizio agli anziani che Sant’Egidio svolge nel paese. La sua presenza ha significato l’impegno del governo ad appoggiare la scommessa culturale che la Comunità vuole vivere in Malawi e in tutta l’Africa.
Sant’Egidio si augura che l’intero continente possa essere percorso da un moto di simpatia e di vicinanza al mondo degli anziani. Non sempre, ormai, nemmeno in Africa, la vecchiaia si associa al rispetto. A volte una lunga vita è vista come il frutto di un furto operato ai danni degli altri, in particolare dei più giovani, e ricorrono allora le terribili accuse di stregoneria, si rischiano o si verificano casi di linciaggio. Ma anche senza giungere a tali eccessi gli anziani – e in specie gli anziani soli – vivono senza tutele e con poche prospettive la veloce evoluzione dei contesti africani.
Occorre costruire ponti tra le generazioni, occorre guardare al futuro con uno sguardo ravvicinato. E’ questo lo sforzo che stanno vivendo le comunità africane di Sant’Egidio. Cresce la coscienza che quello degli anziani è un grande problema sociale e umano a cui dare una risposta, si comprende l’importanza di una più larga rete di supporto e di sensibilizzazione
Ecco perché la casa alloggio di Blantyre è solo la prima, il primo di una serie di spazi aperti alla speranza e alla solidarietà intergenerazionale. Già altre case alloggio, ancora in Malawi, e poi in Mozambico, in Benin, in Burkina Faso, in Costa d’Avorio, nella Repubblica Democratica del Congo, sono in fase di progettazione.

 

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Un ponte fra le generazioni in Malawi. Adolescenti e giovani gridano: “Viva gli anziani!”

Le comunità di Sant’Egidio del Malawi sono da tempo impegnate in un accompagnamento partecipe e fiducioso delle giovani generazioni
E’ quanto accade settimanalmente nei centri nutrizionali o nelle Scuole della Pace, ambienti che gratuitamente sostengono i bambini di quartieri poveri, villaggi ed istituti, si preoccupano che crescano bene e che procedano con successo nel loro cammino scolastico. E’ quanto avviene pure con gli adolescenti, raccolti nel movimento ‘Youth for Peace’
Il Malawi, questo paese così giovane – metà della popolazione ha meno di 18 anni -, guarda al futuro anche grazie a Sant’Egidio. Cresce anche condividendo le visioni di pace e di solidarietà che scaturiscono dal lavoro di Sant’Egidio. 
E’ in tale prospettiva che si colloca Youth for Peace. Giovani e giovanissimi che intendono fare tessuto nel loro paese, dare un proprio contributo alla crescita umana, culturale, solidale del Malawi. Ad esempio raccordando tra loro le diverse generazioni, costruendo un ponte tra lo sguardo e il passo di un minore e la memoria e la saggezza di un anziano. Nel settembre scorso 1500 adolescenti di ‘Youth for Peace’ si sono riuniti a Lilongwe e a Blantyre per gridare “Viva gli anziani!”.
Gli anziani sono spesso i più poveri del corpo sociale malawiano. Non esiste, infatti, un sistema pensionistico che tuteli anche chi ha lavorato nei campi; chi non ha figli o parenti in grado di stargli accanto, si ritrova solo, senza risorse, talvolta circondato dalla diffidenza e dal disprezzo. Sì, perché, soprattutto nei contesti rurali, gli anziani rischiano di essere considerati degli stregoni: la loro lunga vita l’avrebbero rubata ai giovani, ai bambini che non ci sono più.
A Blantyre circa 1000 giovani si sono ritrovati nella Limbe Cathedral. A Lilongwe in 400 studenti hanno organizzato una riflessione comune. Discorsi, testimonianze, scambi di idee: i giovani per la pace crescono così alla scuola di parole umane e solidali, comprendono che non c’è alcun motivo di disprezzare gli anziani, perché questo sarà un giorno – fortunatamente – il destino di ciascuno. 

 

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Malawi – Sostegno e rifugio in un tempo di crisi economica

Il Malawi fa da tempo i conti con una grave congiuntura economica.

 

Durante gli ultimi mesi del mandato del presidente Bingu wa Mutharika una cattiva gestione politico-economica, centrata sul mito dell’autosufficienza e venata di tentazioni autoritarie, aveva determinato l’allontanarsi dei donors internazionali e la scarsità di alcuni beni essenziali, tra cui la benzina. Un anno fa, l’accesso alla presidenza di Joyce Banda avevano fatto sperare in profondi e positivi cambiamenti. 

La presidente Banda si è mossa in effetti nel senso di una progressiva liberalizzazione politica ed economica, e ha riallacciato i rapporti con i tradizionali finanziatori del Malawi, ma, per soddisfare la comunità internazionale – la cui assistenza copre circa il 40% del bilancio statale – ha dato anche il via a misure improntate al rigore, nonché a una forte svalutazione del kwacha, la moneta locale. Quest’ultima decisione ha innescato un’inflazione galoppante. Tutto ciò che è importato dall’estero, come la benzina, o il pane, o il riso, ha conosciuto aumenti rilevanti. Ma, conseguentemente, anche prodotti locali, come il mais, hanno iniziato a commercializzarsi a prezzi ben più alti: il sacco di mais da 50 kg, che un anno fa si acquistava a 3.000 kwacha (6 euro circa), è ora in vendita al mercato per 10.000 kwacha (20 euro circa). 

Si può immaginare l’impatto di tutto ciò su bilanci familiari già provati, su una società ancora profondamente rurale. Tanto più che l’aumento dei prezzi non si è accompagnato con una revisione delle dinamiche salariali. Ecco perché, dall’inizio dell’anno, la Civil Servants Trade Union, il sindacato dei dipendenti pubblici, ha organizzato diverse manifestazioni di protesta, e degli scioperi che hanno paralizzato il paese: le scuole, gli ospedali, gli aeroporti, sono rimasti chiusi per parecchio tempo, o hanno funzionato a singhiozzo. Gli scioperanti chiedevano un aumento del 65% dello stipendio base, e alla fine il governo ha ceduto, promettendo un adeguamento di poco inferiore. 

 E’ in questo scenario difficile, e in veloce evoluzione, mentre aumenta il numero dei poveri e la disperazione della gente, mentre le speranze alimentatesi con l’insediamento della prima presidente donna del paese sembrano tradursi in una profonda delusione, che le comunità di Sant’Egidio del Malawi – una presenza capillare, che riguarda le maggiori città del paese e molti villaggi – hanno intensificato il loro impegno a favore delle fasce più deboli della popolazione

 Due soli esempi.

 In alcune zone del Malawi (il sud in particolare) gli effetti della crisi economica sono stati ingigantiti dalle forti piogge di gennaio e febbraio. Sono andate distrutte molte case – quelle più povere, costruite con fango e tetto di paglia – come pure il raccolto del mais, e proprio in un periodo, quello che va da Natale a Pasqua, che in Malawi è detto il “tempo della fame”, quello in cui le scorte di mais si esauriscono in attesa del nuovo raccolto di aprile …. Ecco, in un tale contesto, occorreva fare qualcosa. Pur nei limiti delle proprie possibilità la comunità di Mangochi si è data da fare, sostenendo chi più aveva sofferto nel distretto circostante. A inizio marzo un cospicuo carico di aiuti è partito da Mangochi per il villaggio di Mpinganjira, il più colpito

Non solo nel sud del Malawi le Scuole della Pace gestite da Sant’Egidio sono un punto di riferimento per tanti bambini che cercano amicizia e la possibilità di un futuro diverso. 

Mawira è un villaggio presso Liwonde, lontano dalla strada principale che unisce le due vere e proprie città del Malawi, Lilongwe e Blantyre, e che è un po’ la spina dorsale del paese. Parliamo di una zona vicina al confine con il Mozambico, e nei dintorni sono molti i malawiani che decidono di emigrare oltreconfine in cerca di lavoro. Così tanti bambini si ritrovano a vivere con le madri e basta, ovvero coi nonni, oppure, completamente soli, diventano bambini di strada.

 Proprio in questo villaggio la Comunità ha scelto di costruire una casa spaziosa ed accogliente, segno di speranza per tanti bambini, perché non si ritrovino più da soli. Ogni settimana circa 150 minori vi frequentano la Scuola della Pace. Ma anche diversi anziani cercano riparo nella struttura, per non restare soli, per godere di uno spazio che parla di un orizzonte differente. 

 Questa bella casa di Sant’Egidio non è più solo un luogo di formazione, allora, o di accompagnamento, bensì pure quell’“albero” di cui parla il Vangelo (Mt 13, 32) dove “gli uccelli del cielo vengono a ripararsi”, un luogo bello e accogliente dove ritrovare quella serenità e quella fiducia nel futuro di cui sempre si ha bisogno, ma tanto più in un tempo di difficoltà e di crisi.

 


 
 La casa per i bambini di Liwonde

 

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