La Comunità di Sant’Egidio continua la sua battaglia in difesa della vita e per l’abolizione della pena di morte

La Comunità di Sant’Egidio, ovunque nel mondo, continua a spendersi tenacemente in difesa della dignità e del valore della vita umana, e per l’abolizione della pena di morte.

Sant’Egidio ha partecipato a metà giugno al V Congresso della “World Coalition Against the Death Penalty” – rete che unisce le principali associazioni che lottano per l'abolizione della pena capitale, ma anche esponenti dell’opinione pubblica mondiale, politici, giuristi e giornalisti -; ha riaffermato, per bocca del proprio presidente, Marco Impagliazzo, che “spegnere la vita significa spegnere la speranza”, ha protestato per la fine della moratoria in Pakistan e per le ultime esecuzioni capitali in Nigeria.

Come ha scritto Henry Ezike, responsabile delle comunità nigeriane di Sant’Egidio, “la vita è un dono sacro che viene da Dio: ogni uomo dev’essere amato e protetto, in tutte le circostanze […]. Nessuna vita può essere ripagata con la morte di un altro. Non c'è giustizia senza vita! […] Come comunità cattolica Sant'Egidio continuerà a promuovere l’abolizione della pena di morte, fino a quando essa non sarà bandita dalla storia dell’umanità”.

Non si tratta di un sogno irrealizzabile. Tante volte i grandi passi dell’umanità sono stati avviati da piccoli uomini, da forze apparentemente deboli e minoritarie, eppure capaci di interpretare qualcosa di profondo e di profetico.

E’ quanto accaduto, ad esempio, per l’abolizione della schiavitù nella prima metà dell’Ottocento. Una piccola minoranza creativa, essenzialmente composta di attivisti religiosi, riuscì a trasformare la maggiore comunità schiavista del mondo – l’Impero britannico – nella principale nazione emancipatrice. E questo nonostante la tratta e lo sfruttamento degli schiavi fossero estremamente redditizi. Ma la campagna per l’abolizione della schiavitù mise in moto un vero e proprio cambiamento collettivo delle coscienze. Replicato in migliaia di esemplari, ovunque possibile, il logo di quel movimento antischiavista – uno schiavo che diceva: “Non sono anch’io un uomo e un fratello?” – parlò con forza alla società tutta intera, toccò la cultura e la politica e le costrinse a rivedere le proprie consuetudini, le proprie posizioni.

Non è anche il condannato a morte un uomo? Questo è il motivo per cui Sant'Egidio promuove la giornata mondiale “Città per la vita – Città contro la Pena di Morte” il 30 novembre di ogni anno. La speranza è che, ancor più dell’anno scorso, tante altre città si uniscano a una battaglia di vita, di progresso, di umanità.

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Il mio sogno: un mondo senza pena di morte e senza violenza!Giovani per la pace e Universitari di Sant’Egidio per la Giornata mondiale contro la pena di morte

Giovani per la Pace della Comunità di Sant'Egidio la bandQualche centinaio di studenti liceali e universitari romani hanno risposto all’invito dei Giovani per la pace e degli Universitari di Sant’Egidio partecipando all’incontro “City for life – Per un mondo senza violenza” presso l’ITIS "Galilei". 
All’incontro ha offerto la sua testimonianza Rais Buhiyan, giovane statunitense originario del Bangladesh, colpito da un attentato a sfondo razziale. Nel clima di paura scaturito dall’11 settembre 2001, Rais è stato gravemente ferito con un colpo di pistola da Marck Stroman, appartenente a un gruppo di estrema destra che vendicava le vittime delle Torri gemelle uccidendo cittadini musulmani. La risposta di Rais non è stata la vendetta: egli si è battuto perché venisse concessa la grazia al suo attentatore, condannato a morte.
Ha detto Rais: “Anche se Marck ha provato a uccidermi, volevo salvargli la vita. Quello che ha fatto veniva dalla rabbia e uccidendolo non avremmo toccato le cause profonde di quel gesto: odio, rabbia, paura, ignoranza. Vivendo, Marck sarebbe divenuto una persona migliore e avrebbe parlato ad altri”. Gli sforzi di Rais non sono bastati e Marck è stato giustiziato. Ma il perdono è stato più efficace della vendetta, tanto che prima dell’esecuzione Marck ha chiamato Rais “fratello” e ha detto di volergli bene. 
Al termine di una testimonianza vibrante, Rais ha chiesto a tutti di impegnarsi per un mondo senza razzismo e violenza.
Il messaggio è stato raccolto dai Giovani per la pace, che nei loro interventi hanno espresso il desiderio di far vincere la speranza sulla paura. Dall’incontro è sorta infatti la proposta di un impegno più determinato contro il razzismo e l’antisemitismo nelle scuole e nelle università romane. “City for life – Per un mondo senza violenza” ha rappresentato il momento culminante di una serie di conferenze, lezioni e tavole rotonde che si sono svolte nei principali istituti e atenei della città.
iovani per la Pace Comunità di Sant'Egidio per un mondo senza pena di morteMentre i romani esprimevano il loro sdegno per i recenti episodi di antisemitismo, i Giovani per la pace e gli Universitari di Sant’Egidio si sono mobilitati, contrastando con la forza della cultura il razzismo e la violenza.
L’incontro dei Giovani per la Pace e degli Universitari di Sant’Egidio è stato arricchito dal collegamento con l’ITIS “Giorgi” di Brindisi. Dopo il terribile attentato che ha ucciso Melissa Bassi è nata una forte amicizia tra giovani romani e pugliesi. “Grazie a Sant’Egidio si sono ridotte le distanze tra il sud e il nord”, ha osservato una docente. Mentre uno studente ha affermato con convinzione: “Dopo la paura c’è la speranza. La speranza di crescere e migliorare. Anche se siamo una piccola goccia in un grande oceano, siamo pieni di passione e volontà per costruire un mondo migliore!”.
Il messaggio di "City for life – Per un mondo senza violenza" è stato rilanciato dalla musica delle band del movimento musicale Sounds for Peace, che hanno accompagnato con le loro note l’incontro e promosso il concorso Play Music Stop Violence.

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Sant’Egidio e Giovani per la Pace: un nuovo appuntamento per dire no alla violenza

Non è la prima volta che si incontrano. Sono i Giovani per la Pace della Comunità di Sant’Egidio, studenti delle scuole superiori e universitari. Nelle ultime settimane abbiamo ricevuto tante notizie delle loro iniziative per contrastare un clima violento che si va diffondendo, anche a livello giovanile.

Gli Africa Flashmob (di cui abbiamo visto i video) e le assemblee "Siamo tutti romani" per favorire l’integrazione e contrastare ogni forma di xenofobia e di razzismo, hanno avuto grande successo, indicando come il desiderio di una società plurale e pacifica non sia solo di alcuni, ma nel cuore di tanti.

Ora tornano con una nuova convocazione: City for Life, per un mondo senza violenza, un’assemblea a cui prenderà parte, come testimone dei rischi della deriva violenta, anche un giovane texano di origini del Bangladesh, Rais Buhyian, vittima del clima di violenza e di odio scatenatosi negli Stati Uniti dopo l’11 settembre, fondatore di un’associazione che propone la riconciliazione e il perdono e si oppone all’uso della pena di morte.

L’appuntamento è all’ITIS Galilei, Via Conte Verde, 51 Roma, il 29 novembre alle ore 16. Facciamolo sapere a tanti!

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