Bukavu, Repubblica Democratica del Congo – I Giovani per la Pace e l’abbraccio agli anziani “stregoni”

A Bukavu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, il movimento dei Jeunes pour la Paix (Giovani per la Pace), espressione delle comunità di Sant’Egidio nelle scuole superiori del paese, lavora per quell’abbraccio tra le generazioni per cui prega papa Francesco: “Come vorrei una Chiesa che sfida la cultura dello scarto con la gioia traboccante di un nuovo abbraccio tra i giovani e gli anziani! E questo è quello che oggi chiedo al Signore, questo abbraccio!”. 
Si è recentemente concluso in città un ciclo di incontri, conferenze, feste, preghiere e manifestazioni, tutti animati da un’idea: quella di cambiare lo sguardo della società sugli anziani proprio a partire dai più giovani, contro ogni pregiudizio, contro ogni forma di violenza, per una solidarietà intergenerazionale, per una convivenza più umana e pacifica. 
Troppe volte infatti, nel Congo, ma anche in tanti altri contesti subsahariani, gli anziani sono considerati “stregoni”, accusati di rubare la vita dei più piccoli per allungare la propria. I Giovani per la Pace sono convinti di poter mettere in moto una rivoluzione culturale, un processo di cambiamento destinato a portare a una vera e più solida rinascita del continente africano. La cui crescita non potrà mai essere solo economica, ma dovrà fondarsi sul recupero di quei valori umanistici e profondi che sono il cuore di ogni cultura.  

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Ouellé, Costa d’Avorio – Una campagna di vicinanza tra giovani e anziani, contro l’abbandono e il pregiudizio

Si è conclusa da qualche giorno la campagna “di cortesia” che in Costa d’Avorio ha visto protagonista la locale Comunità di Sant’Egidio, impegnata nello sforzo di mettere al centro dell’attenzione pubblica la vita degli anziani ivoriani, il loro bisogno, il loro desiderio di un più forte patto intergenerazionale.
Gli anziani, che nella società tradizionale africana erano influenti e rispettati, sono ora, nel mutato contesto socioeconomico, nel differente clima culturale di una globalizzazione senz’anima, sempre meno considerati, quando non abbandonati, sempre più soli, sempre più lontani dal fluire della vita, a volte vittime del pregiudizio e di quella superstizione per cui continuerebbero a vivere “succhiando” l’altrui esistenza, quella dei neonati che vivono pochi giorni e così via (un pregiudizio e una superstizione che possono avere conseguenze anche gravissime, non solo la solitudine e l’emarginazione, ma anche i linciaggi).
La campagna, che ha fatto perno sulla cittadina di Ouellé, ha visto succedersi assemblee informative nelle scuole, iniziative di sensibilizzazione nelle piazze dell’abitato, una grande festa finale per la “celebration des personnes agés”. La speranza è che essa avvii una riconciliazione tra giovani e anziani, apra a un rinnovato incontro tra le generazioni, possa essere replicata in altri contesti, in altre città e paesi africani.

 

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Dal Malawi a tutta l’Africa: case alloggio per anziani, luoghi di speranza e solidarietà intergenerazionale

Lo scorso 12 dicembre, nel quadro della visita compiuta da Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, alle belle, vivaci realtà del Malawi, è stata inaugurata a Blantyre la prima delle diverse case alloggio per anziani la cui costruzione è prevista in Africa nei prossimi mesi.
La casa alloggio di Blantyre ospiterà per ora tre donne sole, molto avanti negli anni, offrendo loro non solo la certezza di un riparo, bensì pure il calore di una nuova famiglia, quella della Comunità del Malawi. 
L’inaugurazione della casa è avvenuta alla presenza del Ministro per le disabilità e per gli anziani, il quale ha sottolineato nel suo intervento l’importanza del servizio agli anziani che Sant’Egidio svolge nel paese. La sua presenza ha significato l’impegno del governo ad appoggiare la scommessa culturale che la Comunità vuole vivere in Malawi e in tutta l’Africa.
Sant’Egidio si augura che l’intero continente possa essere percorso da un moto di simpatia e di vicinanza al mondo degli anziani. Non sempre, ormai, nemmeno in Africa, la vecchiaia si associa al rispetto. A volte una lunga vita è vista come il frutto di un furto operato ai danni degli altri, in particolare dei più giovani, e ricorrono allora le terribili accuse di stregoneria, si rischiano o si verificano casi di linciaggio. Ma anche senza giungere a tali eccessi gli anziani – e in specie gli anziani soli – vivono senza tutele e con poche prospettive la veloce evoluzione dei contesti africani.
Occorre costruire ponti tra le generazioni, occorre guardare al futuro con uno sguardo ravvicinato. E’ questo lo sforzo che stanno vivendo le comunità africane di Sant’Egidio. Cresce la coscienza che quello degli anziani è un grande problema sociale e umano a cui dare una risposta, si comprende l’importanza di una più larga rete di supporto e di sensibilizzazione
Ecco perché la casa alloggio di Blantyre è solo la prima, il primo di una serie di spazi aperti alla speranza e alla solidarietà intergenerazionale. Già altre case alloggio, ancora in Malawi, e poi in Mozambico, in Benin, in Burkina Faso, in Costa d’Avorio, nella Repubblica Democratica del Congo, sono in fase di progettazione.

 

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Un ponte fra le generazioni in Malawi. Adolescenti e giovani gridano: “Viva gli anziani!”

Le comunità di Sant’Egidio del Malawi sono da tempo impegnate in un accompagnamento partecipe e fiducioso delle giovani generazioni
E’ quanto accade settimanalmente nei centri nutrizionali o nelle Scuole della Pace, ambienti che gratuitamente sostengono i bambini di quartieri poveri, villaggi ed istituti, si preoccupano che crescano bene e che procedano con successo nel loro cammino scolastico. E’ quanto avviene pure con gli adolescenti, raccolti nel movimento ‘Youth for Peace’
Il Malawi, questo paese così giovane – metà della popolazione ha meno di 18 anni -, guarda al futuro anche grazie a Sant’Egidio. Cresce anche condividendo le visioni di pace e di solidarietà che scaturiscono dal lavoro di Sant’Egidio. 
E’ in tale prospettiva che si colloca Youth for Peace. Giovani e giovanissimi che intendono fare tessuto nel loro paese, dare un proprio contributo alla crescita umana, culturale, solidale del Malawi. Ad esempio raccordando tra loro le diverse generazioni, costruendo un ponte tra lo sguardo e il passo di un minore e la memoria e la saggezza di un anziano. Nel settembre scorso 1500 adolescenti di ‘Youth for Peace’ si sono riuniti a Lilongwe e a Blantyre per gridare “Viva gli anziani!”.
Gli anziani sono spesso i più poveri del corpo sociale malawiano. Non esiste, infatti, un sistema pensionistico che tuteli anche chi ha lavorato nei campi; chi non ha figli o parenti in grado di stargli accanto, si ritrova solo, senza risorse, talvolta circondato dalla diffidenza e dal disprezzo. Sì, perché, soprattutto nei contesti rurali, gli anziani rischiano di essere considerati degli stregoni: la loro lunga vita l’avrebbero rubata ai giovani, ai bambini che non ci sono più.
A Blantyre circa 1000 giovani si sono ritrovati nella Limbe Cathedral. A Lilongwe in 400 studenti hanno organizzato una riflessione comune. Discorsi, testimonianze, scambi di idee: i giovani per la pace crescono così alla scuola di parole umane e solidali, comprendono che non c’è alcun motivo di disprezzare gli anziani, perché questo sarà un giorno – fortunatamente – il destino di ciascuno. 

 

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Anche a Ngozi, in Burundi, l’estate dei giovani di Sant’Egidio con gli anziani

I più giovani della Comunità di Sant’Egidio di Ngozi, una cittadina del nord del Burundi, a pochi km dal confine col Rwanda, hanno iniziato nei mesi scorsi ad avvicinare gli anziani poveri che vivono mendicando attorno alla scuola. Gli altri membri della Comunità, adulti e universitari, li hanno sostenuti in questa amicizia. Un sabato dopo l’altro, con le visite, ma anche con delle feste insieme, si sono inoltrati nel mondo degli anziani, hanno potuto scoprire lo stato di necessità in cui vivono tanti di loro, i loro problemi, i loro bisogni. 
Primo fra tutti quello della casa. Non pochi sono gli anziani costretti a vivere per la strada, senza riparo né garanzie. Perché, allora, non impiegare i mesi estivi, liberi dagli impegni scolastici, per dare una casa agli anziani senza tetto? 
Tutta la Comunità si è data da fare: collette per acquistare legname e mattoni, una progettazione all’altezza, turni di lavoro: i primi due “cantieri” sono già avviati, e quasi conclusi. mentre altri sono in fase di allestimento. Nel frattempo si fa cultura: i liceali della Comunità hanno anche in programma di realizzare un’inchiesta sugli anziani che vivono sulle due colline vicine alla scuola, per censirne il numero e conoscerne meglio le condizioni di vita. 

 

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