Tenere viva la speranza di pace per la Repubblica Centrafricana

Un mese fa, a inizio settembre, era stato siglato a Roma, presso la Comunità di Sant’Egidio, un appello per la pace e la riconciliazione nella Repubblica Centrafricana
Sottoscritto da rappresentanti del governo di Bangui, del Consiglio nazionale di transizione, della società civile e delle diverse confessioni religiose, quel documento rappresentava per il paese africano la speranza di una exit strategy da una fase molto difficile della sua storia, una stagione segnata dall’instabilità e da una violenza diffusa.
Il testo del “Patto repubblicano” impegnava le forze vive della nazione nella difesa dei diritti umani e del quadro democratico, ipotizzando anche una serie di meccanismi permanenti per la prevenzione e la gestione dei controversie. A tutti i protagonisti della vita istituzionale e della sfera sociale veniva chiesto di “partecipare alla promozione di una cultura di pace in Centrafrica”.
I partecipanti ai negoziati erano a Roma proprio nei giorni della veglia di preghiera per la pace in Siria e nel mondo convocata da papa Francesco. Un’ulteriore spinta a lavorare per un percorso di pace e riconciliazione. 
E tuttavia, nonostante gli impegni assunti di recente, la situazione nella Repubblica Centrafricana resta difficile. Il quadro generale è confuso, gli scontri continuano. Le violenze riguardano soprattutto zone lontane dalla capitale, vicino ai confini con la Repubblica Democratica del Congo, ma si teme per il futuro e per la tenuta degli accordi di pace. E alle contrapposizioni di parte si mischia a volte un’ostilità tra le comunità religiose presente sul territorio.
C’è bisogno di sostenere lo sforzo di pace avviato dalla Comunità e da tanti uomini e donne di buona volontà, in particolare dalle chiese locali, cattolica ed evangelica. Con un impegno che vinca l’indifferenza, ma pure con una preghiera fedele e insistente che faccia breccia là dove non sembrerebbe possibile. Se la preghiera ha cambiato la storia in Siria nulla impedisce che possa farlo anche in Centrafrica. 

 

Facebooktwittergoogle_plusmail