Ogni sabato, a Beira, la Comunità di Sant’Egidio distribuisce del riso agli anziani poveri.
Un aiuto tanto più gradito oggi che l’assenza di pioggia sta danneggiando le coltivazioni di sussistenza nel centro e nel sud del paese.
Un’immagine di più di trent’anni fa.
La Comunità di Sant’Egidio accoglieva degli anziani libanesi, in fuga dalla guerra che devastava il paese dal 1982.
L’altro ieri, insieme ad altre chiese ed associazioni, nel quadro di un accordo con lo Stato italiano, i cosiddetti “corridoi umanitari”, l’accoglienza di un primo gruppo di profughi siriani ed iracheni.
Sono atterrati ieri all’aeroporto di Fiumicino, provenienti dai campi profughi in Libano, 93 rifugiati siriani e iracheni (24 nuclei familiari, 41 minori) che hanno ottenuto un visto speciale grazie all’innovativa esperienza dei corridoi umanitari.
Il progetto è frutto di un accordo tra Comunità di Sant’Egidio, Associazione papa Giovanni XXIII, Federazione delle Chiese evangeliche italiane, Tavola valdese e Governo italiano, prevede di far giungere in Europa, in modo sicuro, un migliaio di persone in due anni, e si propone come un’iniziativa pilota in un tempo di indifferenza e di chiusure.
Anche a Varsavia, come in tante altre città in cui è presente la Comunità di Sant’Egidio, si fa memoria degli amici che si sono conosciuti per la strada e che hanno perso la vita negli anni scorsi. Quasi invisibili per il resto della città, il loro nome è ben conosciuto da Dio.
Durante la liturgia, a ogni nome pronunciato dal leggio, al momento della preghiera dei fedeli, si accende una candela che vuole simboleggiare il ricordo e l’affetto di chi ha provato a stare vicino alla loro sofferenza.
La Comunità di Sant’Egidio di Moshi è vicina ai piccoli ospiti dell’orfanotrofio che visita fedelmente da anni.
Tra loro molti sono gli albini, abbandonati alla nascita, che in Tanzania vivono costantemente nel pericolo, dal momento che in diverse zone rurali si ritiene l’uso di parti del loro corpo per riti di stregoneria possa portare ricchezza e potere.
L’albinismo riguarda una persona circa su 20000 nel mondo, ma è più comune in Africa subsahariana e in Tanzania ne sarebbe affetta una persona su 1400.
All’Angelus di ieri papa Francesco ha ricordato che oggi avrà luogo a Roma un convegno internazionale dal titolo “Per un mondo senza la pena di morte” promosso dalla Comunità di Sant’Egidio.
“In effetti”, ha detto Bergoglio, “le società moderne hanno la possibilità di reprimere efficacemente il crimine senza togliere definitivamente a colui che l’ha commesso la possibilità di redimersi. Il comandamento «non uccidere» ha valore assoluto e riguarda sia l’innocente che il colpevole. Faccio appello alla coscienza dei governanti, affinché si giunga ad un consenso internazionale per l’abolizione della pena di morte. E propongo a quanti tra loro sono cattolici di compiere un gesto coraggioso ed esemplare: che nessuna condanna venga eseguita in questo Anno Santo della Misericordia”.