Tirana, Albania – Un movimento di cuori che cercano la pace …

Si è conclusa ieri a Tirana la XXIX edizione degli Incontri internazionali ed interreligiosi di Preghiera per la Pace. 

L'appuntamento è ora per l'anno prossimo, dal 18 al 20 settembre 2016, ad Assisi, per i trent'anni dalla storica convocazione di Giovanni Paolo II.

Il popolo delle religioni e degli uomini e delle donne di buona volontà è in cammino. Come ha detto alla cerimonia conclusiva Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, "la pace è sempre possibile. Questa è una forte convinzione e una grande speranza con cui guardare anche verso gli orizzonti più bui e bellicosi".

 

 

 

 

 

 

 

 

Facebooktwittermail

Tirana, Albania – Religioni e uomini di buona volontà per dire #peaceispossible …

Si è aperto ieri a Tirana l'Incontro Internazionale di Preghiera per la Pace organizzato da Sant'Egidio. Un incontro di attualità e di prospettiva. Di mobilitazione e di speranza.

Come ha detto il fondatore della Comunità, Andrea Riccardi, "Dello spirito di Assisi abbiamo bisogno. La pace è possibile? E’ una domanda che è protesta contro la guerra e la rassegnazione che ci circonda. La religione crea, nell’amore, un legame con l’altro. Per questo bisogna incontrarsi e dialogare fra diverse famiglie di credenti. Il nostro tempo ha bisogno di donne e uomini pacifici, capaci di rivoltarsi in nome della pace".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Facebooktwittermail

La Comunità di Sant’Egidio a Sarajevo per il meeting Religioni e culture in dialogo per la pace

Il 9 settembre a Sarajevo, la Comunità di Sant’Egidio darà il via al meeting "Living Together is the Future", Religioni e culture in dialogo per la pace. E’ il tradizionale appuntamento internazionale di incontro e di preghiera per la pace organizzato ogni anno da Sant’Egidio, e che prende ispirazione dallo storico incontro di Assisi voluto da Giovanni Paolo II nel 1986. L’ultima edizione, lo scorso anno, si è svolta a Monaco di Baviera in occasione del decimo anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle di New York. Molto significativo il luogo scelto quest’anno ed il fatto di essere stato organizzato da tutte le realtà religiose presenti nella regione. L’incontro è infatti promosso insieme alla Comunità Islamica in Bosnia e Erzegovina, alla Chiesa Serba Ortodossa, all’Arcidiocesi di Vrhbosna-Sarajevo e alla Comunità Ebraica in Bosnia e Erzegovina. Di fatto il meeting di quest’anno a Sarajevo, rappresenta il più grande appuntamento mondiale dell’anno sotto il segno del dialogo tra protagonisti delle grandi religioni mondiali, assieme a esponenti di primo piano della cultura e della vita pubblica europea e mondiale. A vent’anni dalla guerra dei Balcani, che vide la città di Sarajevo come uno dei luoghi emblematici dello scontro, il meeting della Comunità di Sant’Egidio è la prima occasione che raccoglierà in un evento comune di dialogo, tutte le parti religiose presenti in Bosnia.
L’incontro di Sarajevo si pone in continuità con quello "Spirito di Assisi" che dall’evento voluto nel 1986 da Giovanni Paolo II nella città di San Francesco, ha dimostrato negli anni tutta la sua forza profetica e che lo stesso Papa Benedetto XVI ha voluto rinnovare, recandosi ad Assisi lo scorso anno per il venticinquesimo anniversario di quello storico incontro.
Come ha scritto il ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione Andrea Riccardi, che sarà presente all’incontro, nel libro "Dopo la Paura la Speranza": "In realtà, le religioni sono una grande risorsa di pace. Creare una convivenza solida è difficile sotto tutte le latitudini, ma necessario. La certezza del diritto e la libertà ne costituiscono l’ossatura. Il dialogo accorcia l’estraneità" (da:wikiquote). Il dialogo interreligioso e culturale è una scelta strategica, di lungo periodo, per giungere alla pace in tante parti del mondo. Interverranno al meeting anche il Presidente del Consiglio dei Ministri italiano Mario Monti, il Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy, il Primo Ministro della Costa d’Avorio e numerose personalità internazionali, dal Patriarca Serbo Irinej al Metropolita russo ortodosso Kirill, dal patriarca buddista cambogiano Tep Vong a Oded Wiener, rappresentante del mondo ebraico in qualità di Direttore generale del Gran Rabbinato di Israele, a esponenti di rilievo del mondo islamico, oltre a numerosi cardinali, patriarchi, vescovi e rappresentanti delle grandi religioni mondiali.
Da sottolineare la presenza anche di molte personalità religiose libanesi a pochi giorni dalla visita del papa Benedetto XVI in Libano in un Medio Oriente così segnato dalla tensione e dall’instabilità.
E’ possibile trovare il programma completo dell’incontro sul sito della Comunità di Sant’Egidio che fornirà di giorno in giorno la possibilità di seguire in diretta la cerimonia di inaugurazione e finale e molti dei numerosi Panel che faranno per tre giorni di Sarajevo la capitale della pace e del dialogo.

Facebooktwittermail

Tirana, Albania – “La pace è sempre possibile”

A Tirana la 28^ edizione degli Incontri Internazionali di Preghiera per la Pace, che si svolgerà su invito della Comunità di Sant’Egidio dal 6 all’8 settembre. Centinaia di leader religiosi da oltre 50 paesi si ritroveranno nella capitale albanese per vivere lo spirito di Assisi in un paese che, come ricordato da Papa Francesco nella visita di un anno fa, è modello di convivenza tra le religioni. 

Il programma dell'evento è disponibile sul sito di Sant'Egidio, www.santegidio.org.

 

 

 

 

 

 

 

Facebooktwittermail

Tirana, Albania – Verso la Preghiera per la Pace 2015 …

A Tirana si è pronti per accogliere chi parteciperà all'incontro internazionale Uomini e Religioni, organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio. 

Nei prossimi giorni, dal 6 all'8 settembre, rappresentanti delle fedi di tutto il mondo convergeranno in Albania per invocare la pace.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Facebooktwittermail

Bujumbura, Burundi – Estate di solidarietà sul lago Tanganika

In occasione della festa di Sant’Egidio, il 1° settembre scorso, la Comunità di Bujumbura ha organizzato una gita coi suoi amici poveri (anziani soli e bambini di strada) sulla riva del lago Tanganika. 
Sì è voluta offrire loro l’opportunità di una giornata differente, un po’ lontano dalla città, su spiagge di una bellezza struggente, laddove i poveri non possono spingersi facilmente. 
Molti degli anziani presenti alla gita si erano riversati su Bujumbura durante la guerra civile. Ora sono più vecchi, spesso senza una famiglia e dunque senza assistenza. La Comunità è diventata il loro unico riferimento, una famiglia che restituisce loro speranza e prospettiva, e dà loro anche l’occasione di vivere una giornata libera e felice …. 
La stessa libertà, la stessa gioia, l’hanno vissuta anche i bambini di strada, da subito padroni della spiaggia, impegnatissimi a giocare a calcio o a qualcos'altro. I bambini di strada sono purtroppo numerosi nella città di Bujumbura. E’ anche questa una dolorosa eredità della guerra civile, sono orfani di guerra o figli di ex combattenti dispersi. La Comunità non li disprezza, non li scaccia, li raduna nelle Scuole della Pace, li porta a giocare e a divertirsi dove tante volte solo i figli dei più benestanti riescono a spostarsi. 
Per i membri della Comunità di Bujumbura è stato un bel modo di vivere la festa del santo di cui portano il nome, un abate che, secondo la leggenda, proteggeva i più poveri e i più deboli.

 

Facebooktwittermail

Verso la Preghiera per la pace

Dopo le edizioni di Monaco e Sarajevo si svolgerà a Roma, sul tema “Il coraggio della speranza: religioni e culture in dialogo”, l’annuale Incontro internazionale di “Uomini e Religioni”, promosso come di consueto dalla Comunità di Sant’Egidio. 

Da domenica 29 settembre a martedì 1° ottobre oltre 400 rappresentanti delle grandi religioni mondiali, nonché esponenti di spicco del panorama politico e culturale internazionale, parteciperanno a incontri e dibattiti pubblici, vivranno un momento alto di condivisione e di dialogo, celebreranno un impegno di pace di fronte al mondo intero.

L’Incontro costituisce una nuova, fedele, incarnazione dello “spirito di Assisi”, della prima, storica giornata di convergenza interreligiosa sul tema della pace voluta da Giovanni Paolo II nella città di S. Francesco (ottobre 1986).

La cerimonia finale, dopo gli incontri di preghiera secondo le diverse tradizioni religiose, avrà luogo la sera del 1° ottobre in Piazza del Campidoglio. Lì dove si concludevano i trionfi romani verrà invece proclamato un Appello di Pace firmato da uomini e donne con storie differenti, ma uniti dal desiderio di pace. Sarà il trionfo di una comune volontà di pace.

Un messaggio, un simbolo, che si inquadrano nella nuova stagione ecclesiale apertasi con l’elezione di papa Francesco. Ma anche in un tempo difficile, segnato dalle drammatiche notizie che giungono dal Medio Oriente, dalla Siria. Perseguire la pace significa del resto coltivare la non semplice via del dialogo, vivere appunto il coraggio della speranza

E’ in questa prospettiva che la Comunità di Sant’Egidio ha accolto “con riconoscenza e totale sostegno” l’invito di papa Bergoglio a vivere una giornata di preghiera e di digiuno per la pace in Siria e ovunque nel mondo per il prossimo 7 settembre.

Guerra chiama guerra, violenza chiama violenza! Con tutta la mia forza”, ha detto il papa durante l’Angelus del 1° settembre, anniversario dell’inizio della II guerra mondiale, “chiedo alle parti in conflitto di ascoltare la voce della coscienza, di non chiudersi, ma di guardare all’altro come a un fratello, intraprendendo con coraggio e decisione la via dell’incontro e del negoziato”.

La preghiera dei credenti nel mondo intende forzare a tale coraggio

A Roma in Piazza San Pietro, dalle 19.00 alle 23.00 di sabato 7 settembre, ma in mille altri luoghi laddove la Comunità è presente nel mondo, Sant’Egidio si riunirà per pregare ed “invocare da Dio il grande dono della pace per l’amata nazione siriana e per tutte le situazioni di conflitto e di violenza nel mondo”. Come ha concluso papa Francesco, “L’umanità ha bisogno di vedere gesti di pace, di sentire parole di speranza e di pace”.
La veglia di preghiera del 7, così come l’Incontro di fine settembre, vorranno essere un gesto di pace cui tutti possano guardare con speranza.

 

Facebooktwittermail

Il sogno per l’Africa della Comunità di Sant’Egidio

Papa Benedetto XVI, incontrando in Cameroun nel 2009 gli operatori del programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio, esclamò: “DREAM è un sogno diventato realtà”. Una realtà fatta di 33 centri già realizzati in 10 paesi africani che ha assistito già più di 180.000 persone e che ha aiutato a nascere sani più di 17.000 bambini da madri sieropositive. Non sola prevenzione, ma cure gratuite con i farmaci anti-retrovirali secondo gli standard clinici utilizzati nella parte del mondo più ricca, con l’idea che un approccio minimalista non avrebbe potuto fronteggiare l’epidemia dilagante, oltre che risultare eticamente ingiusta. Eppure quando alla fine degli anni novanta l’epidemia di AIDS in Africa cominciava a delinearsi come una vera e propria catastrofe umanitaria, le principali agenzie internazionali e molte ONG puntavano su un approccio esclusivamente preventivo, cercando cioè di ridurre il numero dei nuovi infetti e consideravano le terapie farmacologiche per l’AIDS come un approccio irrealistico, solo un sogno appunto.

Per la Comunità di Sant’Egidio, che in quegli anni già contava numerosissimi africani tra i suoi membri, un tale approccio esclusivamente preventivo appariva riduttivo. Perchè scarsamente attento alla vita dei milioni di infetti africani lasciati senza alcuna speranza e segnati da una malattia mortale, infamante ed emarginante. Inoltre, come cristiani, appariva insopportabile l’ingiustizia che esistesse una cura possibile ed efficace, la triterapia, ma che non fosse disponile per gli africani.

Per questo la Comunità di Sant’Egidio ha avviato in Mozambico e successivamente in altri 9 paesi africani, il programma DREAM (Drug Resource Enhancement against AIDS and Malnutrition). DREAM è nato davvero come un “sogno”: rendere disponibili terapie e tecnologie già sperimentate nel mondo ricco in Africa.
In pochi anni e non poche difficoltà, questo che poteva sembrare più che un sogno un’utopia irrealizzabile, è diventato una realtà importante, grazie al grande impegno degli operatori africani del programma e dai tanti volontari che da tutta Europa hanno voluto offrire la loro competenza e il loro tempo per formare il personale, realizzare le strutture, reperire i fondi necessari.

Sono state presto smentite le obiezioni per cui in Africa non fossero sostenibili interventi terapeutici complessi e che gli africani non sarebbero stati capaci di seguire fedelmente una terapia. O che uomini e donne poveri, come quelli che vivono in Africa, sarebbero stati tentati di rivendersi quanto ricevuto, alimenti, filtri per l’acqua, farmaci, piuttosto che utilizzarli per stare meglio.

Numerosi studi hanno dimostrato, al contrario, che i pazienti africani sono molto aderenti alle cure e che sono perfettamente in grado di seguire una terapia complessa come quella per l’AIDS. Non solo. Molti pazienti sono diventati "testimonial" e "consulenti" per coinvolgere ed aiutare le persone sieropositive che ancora non conoscevano la possibilità di curarsi e che avevano paura ad avvicinarsi alle strutture di cura per paura dello stigma. E’ quello che col tempo è diventato un movimento di oltre 3.000 "attivisti".



Ma il successo di DREAM è dovuto anche all’approccio "olistico" al paziente africano, nella convinzione che l’AIDS non è solo una patologia di interesse sanitario, ma anche una condizione che aggrava le criticità già esistenti nella vita del malato e della sua famiglia e ne crea di nuove.

Approccio olistico ha voluto dire tener conto di tutte le caratteristiche del paziente africano: spesso donna, ad alto rischio d’insicurezza alimentare, di limitata cultura e dalle scarse difese sociali, afflitta da altre condizioni morbose, quali malaria e tubercolosi; oppure bambino, cui spesso è negato anche il diritto al nome ed al riconoscimento anagrafico, o l’accesso all’istruzione. DREAM ha affrontato tutto l’insieme di queste condizioni realizzando una globalità delle cure che parte dal basso, senza rinunciare ad offrire quanto di meglio esiste per contrastare la progressione dell’HIV.

Non solo terapia antiretrovirale, ma anche tutto il complesso di misure e interventi che possono renderla possibile ed efficace: educazione alla salute dei pazienti, sostegno nutrizionale, diagnostica avanzata (DREAM ha realizzato 20 laboratori di analisi cliniche e biologia molecolare), formazione del personale. E’ tutto il sistema che deve funzionare intorno al paziente perché la cura abbia successo, per vincere la battaglia contro la malattia. E’ anche una grande iniezione di fiducia per il personale sanitario che assai spesso in Africa è demotivato e frustrato dall’assenza di possibilità terapeutiche e di risorse sanitarie anche elementari. Infine, è per tutti -malati e familiari, personale sanitario locale e volontari- speranza e investimento nel futuro. Speranza che l’AIDS può essere vinto anche in Africa e che la condizione di vita di tanti sieropositivi, segnata da un senso di condanna, può essere cambiata. Con le cure tanti uomini e donne, prima stremati dalla malattia, hanno riacquistato energie e sono tornati a lavorare e a sognare per i futuro. Una vera risurrezione.


E’ il modo di sentire della Comunità di Sant’Egidio. Per la Comunità è centrale il valore della persona e di ogni vita. Ad ogni malato si cerca di offrire quanto di meglio esiste nel campo della diagnostica, della terapia. Le persone non sono mai semplici “emergenze” ma fratelli e sorelle da soccorrere. Ci si muove secondo quel semplice e antico comandamento che raccomanda di fare agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi stessi. E chi non vorrebbe per se stesso il meglio?

Questo approccio cristiano – che si rivela più efficace, pienamente umano- ha una sua profonda validità: motiva il personale, ottiene grande collaborazione dal paziente e dalla sua famiglia, è un testimonianza del potere terapeutico della Comunità cristiana.

Facebooktwittermail