Lima, Perù – 12 anni di amicizia tra giovani e anziani …

La Comunità di Sant'Egidio di Lima ha recentemente festeggiato i 12 anni di amicizia con gli anziani dell'Hogar Canevaro. 

Centro di "attenzione residenziale geriatrico" nella zona meridionale della capitale peruviana, l'Hogar Canevaro accoglie quasi 400 ospiti, uomini e donne. L'incontro tra giovani e anziani dà senso e speranza alla vita degli uni e degli altri.

 

 

 

 

 

 

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Gorongosa, Mozambico – L’impegno di Sant’Egidio per favorire la riconciliazione e la pace

Mentre si addensano in varie parti del mondo minacce alla pace, dopo un agosto segnato dalle notizie provenienti da Gaza, dal nord Iraq, dall’Ucraina, negli stessi giorni in cui si ricordano i 100 anni dalla I guerra mondiale e l’inizio della II guerra mondiale, è bello registrare che qualche focolaio di conflitto si spegne, che i demoni della guerra possono essere incatenati dalla ragionevolezza e dalla riconciliazione.
Sì la pace è possibile, la pace può essere il presente ed il futuro. Ce lo testimonia quanto sta accadendo nelle foreste del Mozambico centrale, nella zona di Gorongosa, dove mons. Matteo Zuppi, vescovo ausiliario della Diocesi di Roma e il Viceministro italiano per lo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, hanno incontrato Afonso Dhlakama, leader della RENAMO, storico oppositore del FRELIMO, al governo, protagonista alcuni decenni fa di una lunga guerriglia, per certi versi tentato di riprendere la via della macchia negli scorsi mesi. 
Come già 22 anni fa – il 4 ottobre 1992 proprio a Roma veniva firmata la pace che concludeva la guerriglia di cui sopra – la Comunità di Sant'Egidio e il Governo italiano hanno lavorato per raggiungere un accordo che riuscisse a ricomporre il modus vivendi fra le due parti per il bene del paese, e in vista delle elezioni di metà ottobre. 
Dopo la conclusione della fase negoziale a Maputo l’incontro di Gorongosa ha permesso di stemperare le ultime difficoltà. Il leader della RENAMO ha espresso la volontà di tornare nella capitale e di lavorare per l’implementazione degli accordi. Un analogo impegno è stata riaffermato anche dal presidente in carica, Armando Guebuza.

 

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La scomparsa del cardinale Carlo Maria Martini. Il ricordo della Comunità di Sant’Egidio

E’ un ricordo carico di affetto quello della Comunità di Sant’Egidio per il cardinale Carlo Maria Martini, espresso insieme alla profonda gratitudine per la sua grande testimonianza di pastore e per il suo amore per la Parola di Dio: "La profonda conoscenza delle Scritture, da lui predicate negli anni Settanta nelle periferie di Roma insieme a Sant’Egidio quando era rettore della Università Gregoriana, il suo amore per i deboli e per i poveri, la sua passione per la pace e il dialogo, condivisi in tanti anni di amicizia, restano per tutti come preziosa eredità della sua passione evangelica per la Chiesa e per il nostro tempo".


Mons. Vincenzo Paglia, Presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, e assistente spirituale della Comunità di Sant’Egidio, intervistato dalla Radio Vaticana, lo ricorda così: 


"Il mio ricordo è quello di un uomo di Dio, di un uomo appassionato del Vangelo, e di un uomo che voleva portare il Signore accanto, anzi, nel cuore della gente. Io lo ricordo quando, allora giovane rettore del Biblico, diceva: ”Io parlo molto di evangelizzazione, ma faccio poco con i poveri. Io vorrei spendere almeno mezza giornata della settimana con i più poveri”. Questa affermazione poi divenne realtà. E lui trascorreva ogni giovedì pomeriggio con un anziano che era a Trastevere, lavando i piatti, pulendo per terra, andando a fargli la spesa. Ecco, questo Vangelo che arrivava attraverso i credenti nel cuore dei più deboli, dei più poveri, è uno dei segni più belli che ricordo del cardinale Martini, che poi ha vissuto tutto questo in maniera straordinaria divenendo arcivescovo di Milano"


D. – La commozione per la morte del cardinale Martini è stata condivisa da credenti e non ..


Paglia: " Sì. Il cardinale Martini era un prete che aveva l’ideale di Paolo VI, cioè una Chiesa che sapesse parlare di Dio e del Vangelo all’uomo di questo tempo. Questo è stato il grande impegno del cardinale: cercare di dire il Vangelo di sempre con un linguaggio che l’uomo di oggi avesse potuto comprendere, perché la Parola di Dio deve entrare nelle parole degli uomini per fermentare. Ecco perché oggi piangono in tanti, credenti e non, la scomparsa di questo grande testimone. Pensiamo quando le Brigate Rosse consegnarono a lui un arsenale di armi, ecco, noi possiamo capire quanto c’è bisogno di uomini di questa caratura, di credenti con questa passione, con questa straordinaria intelligenza pastorale. Martini resta indubbiamente un grande maestro, e vorrei dire anche un grande italiano e, aggiungo, un grande europeo. Ricordo ancora con estrema nettezza quando, soprattutto da Milano in poi, lui credeva che l’Europa doveva conservare e proclamare con ancor maggiore forza il messaggio cristiano al mondo. E oggi, mentre il mondo sembra frantumarsi, l’Europa indebolirsi, il messaggio del cardinale Martini è come consegnato alle nostre mani, perché noi, a nostra volta, continuiamo lo sforzo, l’impegno, che lui non ha mai lesinato lungo tutta la sua vita, compreso il tempo della malattia"


D. – Il percorso del cardinale Martini si è intrecciato molte volte con quello della comunità di Sant’Egidio, soprattutto per quanto riguarda la promozione del dialogo tra le religioni ..


Paglia: " Sì. L’incontro del cardinale Martini con la comunità di Sant’Egidio risale al 1974, quando lui, ricordo, teso a vivere la Chiesa secondo le immagini degli Atti degli Apostoli, voleva stare vicino ai poveri. Tutte le domeniche andava a celebrare la Messa in un locale, una ex pizzeria, con questa piccola comunità di Sant’Egidio, nei quartieri della Roma di allora, i quartieri di periferia. E poi, man mano, il legame con la comunità si è via via allargato con la vita stessa della comunità: gli incontri con gli altri credenti a partire dagli ebrei, dagli ortodossi ai protestanti, ma poi anche con il mondo islamico e anche con i non credenti, già negli anni ’80. In questo senso, la comunità perde un grande amico che comunque continuerà ovviamente a ispirare le migliaia di persone che già in questa vita hanno avuto in lui un punto di riferimento."

 

 

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Catania, Italia: Tre giorni senza frontiere, una “dichiarazione di pace”

I "Tre giorni senza frontiere" organizzati dai Giovani x la Pace di Catania si sono appena conclusi. Un grande happening, centinaia di giovani provenienti non dalla sola Sicilia, terra che incontra ed accoglie più di altre chi migra (dal Lazio, dal Friuli, dal Veneto le presenze "continentali" più cospicue)‬, italiani vecchi e nuovi, residenti ed immigrati hanno voluto dire "Sì" al confronto e all'integraziopne, "No" alla chiusura ed alla paura. 

Il programma della "Tre giorni" prevedeva giochi, tavolate e momenti di riflessione e di memoria. 

"Accogliere è un atto di pace", ha detto Emiliano Abramo, della Comunità di Sant’Egidio di Catania: "Se respingere, come dice papa Francesco, è un atto di guerra, accogliere è una dichiarazione di pace in un mondo sedotto dalla logica della violenza verbale e dimentico della dignità dell’uomo, di chi ha visto accanto a sé la fame, la guerra, il terrore".  

 

 

 

 

 

 

 

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Arusha (Tanzania) – Le comunità di Sant’Egidio ricordano l’attentato di tre mesi fa e pregano per la pace e la riconciliazione

Un convegno di rappresentanti di tutte le comunità di Sant’Egidio della Tanzania si è aperto il 2 agosto scorso nel ricordo dell’attentato che a inizio maggio, ad Arusha, nella parrocchia di Olasiti, dedicata a S. Giuseppe Artigiano, aveva fatto tre vittime e numerosi feriti. Al momento dell’attentato, quel giorno, erano presenti anche il vescovo di Arusha e il Nunzio Apostolico nel paese.
Nello spiazzo di fronte alla chiesa, davanti alle tombe dei morti di quella mattina di maggio, una donna e due bambini, si è pregato per le vittime del male, per la pacificazione dei cuori, per l’avvento di una cultura della convivenza e della riconciliazione
Di fronte alla forza del male, alle nubi che si addensano sul futuro di una società che pure è stata – ed è ancora, in larga parte – un modello di convivenza tra culture e fedi, si è voluto riaffermare la fiducia nella forza debole della preghiera.
Si è cantato con le parole del Salmo 85: “Amore e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno”. Si è ricordato come si tratti di essere strumenti di pace, perché l’eredità storica della Tanzania non venga dissipata ma trasmessa alle future generazioni, perché il cuore di tanti venga trasfigurato, perché il dialogo e la convivenza spazzino via ogni odio e ogni violenza. 

 

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Machinjiri, Malawi – I bambini del Centro Nutrizionale in colonia …

Canti, balli e giochi per i bambini del Centro Nutrizionale "Giovanni Paolo II" in colonia coi loro amici più grandi. 

Aperto nel 2010, il Centro Nutrizionale di Machinjiri – a pochi km da Zomba, nel Malawi centromeridionale – è come una casa per circa 1000 bambini che possono usufruire ogni giorno di un pranzo nutriente. 

Dal 2012 c’è anche un asilo per alcune decine bambini in età prescolare dove si impara l’inglese e ci si prepara all’inserimento nella scuola primaria.

 

 

 

 

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Parigi, Francia – La solidarietà estiva nelle grandi città europee …

Estate solidale anche a Parigi …. La Comunità di Sant'Egidio della capitale francese ha organizzato diversi eventi con i ragazzi delle scuole della pace e con gli anziani. In più, a fine luglio, un pranzo speciale a Charenton, quadrante sud-est della città, con i senza fissa dimora e famiglie di recente immigrazione dall'Europa orientale. 

Si è trattato di un barbecue che si è voluto aggiungere agli appuntamenti settimanali che, come in tante altre città europee, Sant'Egidio vive per la strada, andando a cercare e a raggiungere chi ha bisogno, portando panini, scatolame, frutta, bevande … e compagnia, amicizia, memoria.

Al pranzo di Charenton è stato un trionfo della compagnia e dell'amicizia. Musica, salsicce e buon umore! Perché anche l'estate bisogna dire no all'esclusione ….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il programma “Bravo” per la registrazione anagrafica dei bambini della Comunità di Sant’Egidio

Il Programma Bravo!, per la registrazione gratuita delle nascite in AfricaLa Comunità di Sant’Egidio ha dato vita al programma BRAVO! per la registrazione anagrafica dei bambini, per rispondere alla sfida crescente di tanti bambini non registrati e alle conseguenze della mancata registrazione sulla pace e la stabilità di molti paesi in via di sviluppo.La Comunità di Sant’Egidio ha dato vita al programma BRAVO! per la registrazione anagrafica dei bambini, per rispondere alla sfida crescente di tanti bambini non registrati e alle conseguenze della mancata registrazione sulla pace e la stabilità di molti paesi in via di sviluppo. Le stime dell’UNICEF confermano che il numero di bambini che ogni anno non vengono registrati al momento della nascita è cresciuto dai 48 milioni del 2003 ai 51 milioni del 2007.

Il programma BRAVO! vuole garantire la registrazione dei bambini al momento della nascita, promuovendo lo sviluppo dei sistemi di registrazione anagrafica, sensibilizzando genitori e figli, collaborando con i ministeri e le istituzioni governative coinvolte.

 

Il programma è già attivo in alcuni paesi dell’Africa.

La mancata registrazione anagrafica alimenta i conflitti ed è fonte di instabilità – nuoce sia ai bambini che agli adulti, e i giovani ne sono particolarmente colpiti. La registrazione alla nascita è un diritto sancito dall’articolo 7 della Convenzione sui Diritti del Fanciullo (CRC) del 1989, la più ratificata delle Nazioni Unite.

Tuttavia, il quadro globale della registrazione anagrafica nel mondo è purtroppo piuttosto triste e l’indifferenza continua ad alimentare il problema: ogni anno 51 milioni di bambini nel mondo non vengono registrati, e sono resi quindi vulnerabili, fin da piccoli – e poi più avanti nell’età, da adulti. Per questo hanno maggiori probabilità di rimanere coinvolti in abusi di diverso tipo – dagli abusi sessuali al reclutamento nelle forze armate, dal lavoro giovanile ai matrimoni precoci, ecc – rispetto a quelli che invece sono registrati alla nascita. La registrazione anagrafica è quindi un’efficace strumento per la protezione dei bambini.

La Registrazione anagrafica è anche uno strumento che permette di accedere ad altri diritti e servizi che lo Stato è tenuto a fornire ai propri cittadini e che interessano l’intero arco dell’esistenza di una persona. Ha conseguenze sul ruolo dell’individuo nello Stato, ma anche sulla sua vita personale. Sono molti gli ambiti in cui la registrazione anagrafica gioca un ruolo significativo e questi includono, tra gli altri,

 

(1) il tempestivo avvio dell’educazione primaria; 

(2) il completamento dell’iter educativo; 

(3) l’avviamento di eventuali attività economiche – lavoro, affari, ecc; 

(4) il matrimonio e la famiglia; 

(5) le vaccinazioni; 

(6) i diritti politici attivi e passivi; 

(7) la protezione dei minori tramite i tribunali per i minorenni; 

(8) la difesa dei minori contro il reclutamento nelle forze armate; 

(9) la successione; 

(10) la protezione dai matrimoni precoci, ecc.

 

La registrazione anagrafica ha conseguenze dirette anche sul senso di cittadinanza della popolazione, che non è solo un sinonimo di nazionalità, ma indica anche la funzione dell’individuo nell’ambito dei propri rapporti legali e sociali.

 

La registrazione alla nascita si distingue come elemento caratterizzante la vita concreta e quotidiana delle persone; rafforza considerevolmente il tessuto familiare e sociale ed è un fermo supporto al sistema amministrativo dello Stato. Un sistema anagrafico che assicuri una registrazione tempestiva dei cittadini fornisce una serie di opportunità alle persone, garantendo al contempo il diritto di altri alle medesime opportunità. È un fattore impercettibile e tuttavia fondamentale, che produce effetti che si fanno sentire anche a lunga distanza.

Due bambini su tre in Africa Sub-Sahariana non sono registrati all’anagrafe, da un punto di vista legale sono bambini invisibili. La Comunità di Sant’Egidio si vuole impegnare a strappare questi bambini dall’invisibilità, per garantire loro la possibilità di esercitare appieno i propri diritti, per essere cittadini responsabili del Paese dove vivono.

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