In 2000 verso Auschwitz con Sant’Egidio

Giovani di Sant'Egidio, per un mondo senza violenzaMigliaia di giovani europei sono in partenza verso Auschwitz, in Polonia, per partecipare ad un grande incontro di riflessione sull’antisemitismo e dire no al razzismo e alla violenza che, anche se con volti diversi, sembrano riprendere spazio nelle nostre società colpite dalla crisi economica. Provengono da otto paesi, specialmente dell’Europa orientale: oltre all’Italia, Repubblica Ceca, Polonia, Romania, Russia, Slovacchia, Ucraina e Ungheria. E’ la terza edizione dell’Incontro Internazionale “Giovani europei per un mondo senza violenza”, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio.

La proposta nasce dall’aver constatato, specialmente tra le giovani generazioni, un aumento degli episodi di violenza nei confronti delle minoranze e degli stranieri. Negli ultimi anni sembrano riemergere in modo preoccupante atteggiamenti antisemiti, di antigitanismo, xenofobia e razzismo, che sfociano spesso in atti criminali. Riappaiono bande neonaziste, si ripetono aggressioni contro contro rom e immigrati.

Da ciò l’importanza di visitare Auschwitz, luogo simbolo dell’orrore delle discriminazioni.  
I duemila giovani ascolteranno testimonianze commoventi di sopravvissuti dell’olocausto. Come quella di Rita Prigmore, donna sinta tedesca, sopravvisssuta allo sterminio nazista della seconda guerra mondiale che eliminò anche 500 mila zingari europei. Nel recente incontro “Uomini e religioni” a Sarajevo, Rita ha raccontato la sua storia dolorosa. Deportata con la famiglia, fu sottoposta agli esperimenti sui gemelli del dottor Mengele che causarono la morte della sorellina Rolanda. Scampata alla morte, ha vissuto negli Stati Uniti e recentemente è tornata in Germania per gestire un’organizzazione di sinti per la difesa dei diritti umani.

La visita ai luoghi della Shoah, le testimonianze e i tre giorni di riflessioni vogliono essere per i giovani un’occasione per rendere i giovani europei protagonisti della sfida decisiva per l’Europa: promuovere la cultura del convivere e riconoscere la dignità della differenza.   

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