Abidjan, Costa d’Avorio – Sant’Egidio denuncia gli omicidi “rituali” di bambini e le credenze e gli atteggiamenti disumani che li permettono

La Comunità di Sant’Egidio è da tempo indignata e preoccupata per gli omicidi di bambini che si verificano in diverse zone, rurali e non, dell’Africa subsahariana, tanto più che essi si configurano come veri e propri assassini “rituali”, sacrifici umani offerti agli idoli dell’ambizione e del denaro nella superstiziosa convinzione che il sangue, gli arti o gli organi di tali innocenti possano garantire successo, ricchezza, potere. 
E’ la triste cronaca di questi ultimi mesi in Angola, Benin, Repubblica Democratica del Congo, Tanzania (in tal caso vittime sono gli albini), Togo, Uganda. E’ quanto di recente avvenuto, e con una tragica crescita della contabilità dei crimini in questione, in Costa d’Avorio.
La Comunità di Sant’Egidio di Abidjan ha voluto esprimere la sua ferma condanna di questi terribili atti e lanciare un appello, in una conferenza stampa appositamente convocata, affinché sia superata una cultura e un atteggiamento fatti di deconsiderazione della vita dei minori, di sfruttamento dell’infanzia da parte di adulti senza scrupoli. 
Com’è possibile leggere su www.santegidio.org, “c’è prima di tutto la necessità di fermare la mano di chi toglie la vita a un così gran numero di innocenti”, hanno dichiarato il responsabile di Sant’Egidio in Costa d’Avorio, Georges Adon, e il coordinatore delle Scuole della Pace, Ange Sayé Zirihi. “Ma perché atti del genere non si ripetano c’è bisogno anche di cambiare la cultura nei confronti dell’infanzia”, di lottare contro “credenze inumane dietro le quali si scorge sete di ricchezza e di potere”.
Nella conferenza stampa si è pure ricordato il valore delle Scuole della Pace, centri di sostegno scolastico e di educazione alla convivenza ed alla pace, gestiti da Sant’Egidio, diffuse ad Abidjan e in altre città della Costa d’Avorio. Tra le altre cose tali doposcuola sono luoghi in cui ci si attiva per la registrazione anagrafica degli iscritti, in modo da preservarli da quella “invisibilità” che può più facilmente far cadere preda di atti delittuosi.

 

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