Oggi papa Francesco inizia il suo primo viaggio apostolico in Africa.
La Comunità di Sant’Egidio in Kenya, Uganda, Repubblica Centrafricana, si prepara ad accoglierlo: Karibu, Welcome, Bienvenu!
In un Burundi che attraversa una stagione difficilissima dopo le ultime, contestate, elezioni presidenziali, mentre si registrano nuovi episodi di violenza e la penuria alimentare colpisce duramente ampie fasce della popolazione, Sant’Egidio continua le proprie distribuzioni di viveri a vantaggio di chi è più in difficoltà.
Qui nella foto la distribuzione di cibo nell’istituto per anziani di Sainte-Elizabeth.
A Catania la locale Comunità di Sant’Egidio si è fatta promotrice dell’iniziativa “Pray for Paris, pray for the world”.
A Piazza dell’Università, dopo aver pregato per la pace ciascuno secondo la propria tradizione religiosa, in chiesa e in moschea, cristiani e musulmani si sono ritrovati insieme per accendere le luci della speranza, le luci della civiltà del convivere.
Perché la pace è il nome di Dio! Perché solo la pace è santa!
R. e W., richiedenti asilo, profughi dal Vicino Oriente, professori per un giorno, grazie alla Comunità di Sant’Egidio, raccontano ai ragazzi di una scuola secondaria del capoluogo ligure il loro viaggio della speranza.
Un modo per andare oltre superficialità e paure, in un tempo difficile, in un mondo complesso.
La Comunità di Sant’Egidio prega per quanto avvenuto a Parigi, ma non dimentica il dolore di tante altre regioni nel mondo, né la crisi di violenza in cui è precipitato il Burundi.
Nelle immagini la preghiera per la pace in Burundi e ovunque nel mondo della comunità di Moshi che, grazie al supporto di Radio Maria Tanzania, è stata diffusa in diretta in entrambi i paesi del’Africa orientale, tanto in swahili quanto in kirundi.
Pace! Amani! Amahoro!
Questa l’invocazione salita al cielo per un paese che attraversa una stagione di grande difficoltà, sia sul piano securitario che su quello alimentare.
Distribuzioni di cibo sono avvenute in questi giorni grazie alla campagna “Emergenza Burundi”, lanciata da Sant’Egidio e a cui chiunque è invitato a unirsi.
All’indomani dei gravissimi attentati di Parigi la Comunità di Sant’Egidio della capitale francese si è raccolta nella cappella di Saint-Bernard a Montparnasse.
La preghiera, come ha detto il papa all’Angelus, evita il chiudersi tra mura fatte di paura e di rivalsa cieca: “Sapete come fare a evitare i muri? Bisogna parlare chiaro, pregare e servire”. La preghiera in memoria delle vittime barbaramente uccise, per la pace, per la fine della violenza terroristica, significa continuare a sperare, dire “No” a chi vuole distruggere il miracolo del vivere insieme.
La Comunità di Sant’Egidio di El Salvador accompagna per mano bambini e adolescenti in cerca di un futuro migliore, più umano.
Al Bambular, nel quartiere in cui anche William Quijano – ucciso nel 2009 per il suo impegno coi giovani, per la sua sfida pacifica alle bande violente che insanguinano il piccolo paese centroamericano – aveva lavorato, ci si continua a spendere perché i bambini crescano a una scuola di amicizia, di cultura, di pace.
Nel quartiere di Tlalpan, nella megalopoli di Città del Messico, la Scuola della Pace della Comunità di Sant’Egidio ha celebrato, secondo l’usanza centroamericana, la festa dei Morti.
In un paese troppo segnato dalla violenza diffusa si esorcizza la morte, si costruisce una cultura di pace e di vita.